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Festa dell’Inquietudine, il pianista Bahrami: “La musica può dare l’idea dell’amore”

Finale L. Sarà il pianista Ramin Bahrami a ricevere, al termine della settima edizione della Festa dell’Inquietudine, quest’anno dedicata al rapporto che intercorre tra “inquietudine e fuga”, il riconoscimento di “Inquieto dell’Anno”.

Il trascorso dell’artista incarna pienamente lo spirito della fuga: dalla rovina dell’infanzia dovuta allo scoppio della guerra in Iran, suo paese d’origine, al pieno riscatto di essa, attraverso la forza, la determinazione e la voglia di guardare oltre, verso un futuro felice, migliore e ricco di orgoglio e soddisfazione.

“L’amore non può dare l’idea della musica, la musica può dare l’idea dell’amore”. Queste significative parole, tratte dall’autobiografia “Come Bach mi ha salvato la vita”, racchiudono un profondo messaggio. Quella di Ramin Bahrami è una vita d’artista, con le sue ansie ed incertezze; una vita di un uomo cosmopolita che ha lottato per essere ciò che è, che vede nel mondo ideale di Bach quello che tanti di noi vorremmo trovare, dove il nero infrange le barriere e si sposa con il bianco, proprio come i tasti di un’infinita tastiera.

Prosegue anche il rapporto tra la Festa dell’Inquietudine e le scuole: cercare i più promettenti talenti disponibili sul mercato e saperli trattenere, ecco a cosa si fa riferimento quando si parla di guerra dei talenti ed ecco una delle tematiche trattate all’interno di Inquieta-mente, il progetto di collaborazione tra gli studenti del Liceo Issel e il Circolo degli Inquieti, nell’ambito della Festa dell’Inquietudine.
“Un fenomeno che va sempre più sviluppandosi in buona parte del mondo. Ne è un esempio la storia di Simone Rancan, trentanovenne, direttore di una multinazionale svizzera in Cina. La sua carriera inizia con la laurea in Ingegneria Meccanica, conseguita presso l’Università di Padova, e il lavoro all’ufficio acquisti nell’azienda che aveva sponsorizzato la tesi di laurea. Quest’ultima si fonde, successivamente, con una elvetica, c’è bisogno di qualcuno che parta per l’Estremo Oriente ed è Simone a proporsi e diventare managing director l’anno successivo. Ricoprirà poi tale ruolo in una società elvetica a seguito di una selezione durissima, vinta per i soli suoi meriti” dice Greta Veronese , del Liceo Arturo Issel, classe IV E.

“Una volta che si è riusciti ad attirare i talenti nella società, è importante interagire con loro di persona per scoprire cosa cercano in un’azienda. I social-network possono offrire un grande aiuto in tal senso, perché rendono facile lo scoprire nuovi talenti e raggiungerli e offrire loro orari flessibili e la possibilità di lavorare da casa”.

“Il talento viene visto sempre più come una caratteristica che appartiene a tutti gli individui e che costituisce un gruppo mobile: chi oggi è un talento può non esserlo domani e viceversa. Tuttavia è bene comprendere che non è la sola dote naturale a determinare il successo personale, ma piuttosto un’interazione tra passione, attitudine, impegno e opportunità, che stimola le persone a raggiungere i più alti livelli di successo e a condurre vite ricche di significato e scopo. Il talento è predisposizione, volontà, libertà di realizzarsi e responsabilità. Richiede la capacità di essere imprenditori di se stessi, di saper valorizzare il proprio dono e di fare le scelte opportune”.

“Altro fenomeno simile, che va sviluppandosi in Italia, è quello che comunemente viene definito come “fuga dei talenti”. Figura esemplare di questo fenomeno è sicuramente Marco Milan”.

“Vive a Losanna, dove si è trasferito per completare gli studi di ingegneria meccanica. È un grande sportivo, vincitore di campionati europei di vela e presidente dell’associazione velica EPFL (École Polytechnique Fédérale de Lausanne). La sua figura risulta come un modello di determinazione nell’inseguire un sogno”.

“E’ una persona coraggiosa, che guarda agli ostacoli che la vita gli pone dinanzi con grinta e appare fiducioso di poterli oltrepassare, anche col rischio di andare controcorrente”.

La sua presenza alla Festa dell’Inquietudine sarà resa ancora più interessante dall’intervista a cui sarà sottoposto presso l’Auditorium di Santa Caterina di Finale Ligure. A porre le domande sarà la scrittrice Ilaria Caprioglio con l’aggiunta di qualche quesito posto dagli alunni del Liceo, che da anni collaborano con la Festa.

In occasione della Festa dell’Inquietudine che si terrà nelle giornate del 15 – 16 – 17 – 18 maggio 2014, sabato 17 è stata invitata Gianna Chiesa Isnardi, professoressa universitaria, grande conoscitrice del mondo culturale scandinavo, che illustrerà il senso dell’inquietudine secondo la sensibilità nordica. Ne scaturisce un affresco cupo e leggendario che attraversa la storia passando dai mitici Vichinghi al recente Premio Nobel Thomas Tranströmer.

“Ma qual è il tema centrale di tutta la sua poetica? – si chiede Giulia Marino Liceo Arturo Issel -. Il silenzio è senza dubbio l’immagine più ripetuta e sviscerata, fuoco che ha la facoltà di mettere in relazione l’esteriore con l’interiore, attraverso immagini vischiose, dense e a tratti fortemente psichedeliche. Non a caso, quando ha ottenuto il Premio Nobel per la letteratura nel 2011, è stato definito “Nobel del silenzio” che “attraverso immagini dense, limpide, offre un nuovo accesso alla realtà”. Nonostante sia sempre stato il verso libero la sua principale forma di espressione, la capacità di innovazione poetica in Tranströmer è tale che egli riesce ad avvalersi anche delle forme metriche della grande tradizione ottocentesca, senza minimamente apparire datato, per via delle immagini e della forza delle metafore”.

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