Murialdo ha ricordato il 70° anniversario dell’eccidio al monte Camulera

Monte Camulera Riofreddo

Murialdo. Il 25 aprile, quest’anno, a Murialdo, ha assunto le vesti solenni e naturalistiche per celebrare la liberazione dal predominio nazifascita della Seconda Guerra Mondiale, raggiungendo la vetta del monte Camulera per deporre la corona commemorativa. Quest’anno ricorre il 70° anniversario del barbaro eccidio perpetuato dai nazifascisti a sei partigiani il 29 novembre del 1944, sepolti provvisoriamente in una fossa comune data la tanta neve.

I riofreddesi hanno recintato questo luogo, a eterna memoria di indimenticabili sofferenze e sono state opportunamente apposte, nel corso degli anni, una croce lignea e un altare in pietra per la cerimonia religiosa, due lapidi su pietra per i sei caduti, oltre alla croce lignea per la pace sulla vetta del monte Camulera a 1224 metri.

I più anziani riofreddesi, ancor oggi ricordano le strazianti urla che innondarono di terrore il monte, rimbombando nella vallata intera di Riofreddo sino al Comune di Osiglia, nonché l’arrivo trafelato di un testimone che balbettante senza voce e con i capelli totalmente sbiancati dalla paura, stentava a raccontare l’orribile scena apocalittica a cui aveva assistito.

Accorsero subito sul monte vari riofreddesi, tra i quali Carlo Salvo, Lino Patrone e Luciano Bellone, per le prime esequie di sepoltura fra la neve alta, riesumando poi le salme in primavera per ricongiungerle alle famiglie d’origine, mentre provvisoriamente Gin Bevilacqua fu sepolto nella tomba di famiglia Bellone, prima di essere traslato a Zinola.

Quest’anno era ancor più particolare la cerimonia perché celebrata al termine di una lunga camminata naturalistica incontaminata, percorrendo la strada sterrata che dalla località Isolagrande raggiunge il monte Camulera.

“Erano anni difficili – spiega Simona Bellone, presidente caARTEiv -, non solo per i combattenti ma soprattutto per le famiglie che si vedevano protagoniste ingrate a combattere quotidianamente fra due fuochi. Mia nonna Addolorata Andorno in Bellone (Nora) un giorno ricevette uno schiaffo sonoro da un nazista, perché punita dato che soleva dare il pane prodotto nella sua osteria con mio nonno Bellone Pietro, ai partigiani: era mio padre Bellone Nello, a fare da intrepida staffetta nei boschi e consegnarlo con salumi, formaggi e minestre, al Test der Priçen nascondendoli in una tana sotto i massi Bôzi d’ Carlot”.

“L’unica soddisfazione per quei sfortunati ragazzi – prosegue -, furono quei pasti frugali campestri costanti, solidale mano amica italiana che era stanca di vedere i propri figli patire gli orrori della guerra. Arrabbiata e piangente per tale affronto ingrato, imprecando ‘Devo dare il pane a tutti!’, mia nonna impietosì il nazista, che ponendole una mano sulla spalla la tranquillizzò dicendo: ‘Stai calma Norina’. Di certo non seppero mai, che i miei nonni, nascondevano altri quattro partigiani nei meandri dell’osteria, scampati dalle loro fatali persecuzioni”.

I partigiani uccisi il 26 novembre 1944 sul Monte Camulera furono: Actis Grande Stelio di Caluso cl. 1925 (Maresciallo), Bevilacqua Angelo (Gin) di Albisola cl. 1895 (Leone), De Cicco Roberto di La Spezia cl. 1924 (Creolina), Sirello Vincenzo di Savona cl. 1923 (Mirko), Pesce Giacomo di Murialdo cl. 1924 (Milianti), Risaliti Marino di Livorno cl. 1924 (Athos). Tra i parenti più assidui nelle immancabili commemorazioni, furono quelli di Bevilacqua, Pesce e De Cicco: un bel libro è stato dedicato a De Cicco riproducendo il diario di quelle sofferte giornate e nottate tra gli impervi sentieri del Camulera.

Il 5 aprile 1945, lungo il pendio sottostante verso Riofreddo, venne ucciso anche Vose Ettore di Finale cl. 1919 (Stella), sfortunatamente solo 20 giorni prima dalla liberazione. Oltre i genitori e la sua fidanzatina che mai lo dimenticò, anche le sue sorelle ultranovantenni non mancarono mai di ricordare nel luogo dell’eccidio, il loro caro fratello.

L’associazione “Riofreddo Insieme” come ogni anno ripeterà la commemorazione la seconda domenica di luglio, dal borgo di Riofreddo percorrendo la strada comunale che congiunge tutte le cascine del paese verso ed oltre la località Prà.

In questo lieto ed anche triste evento, simbolo di consolidata pace italica, è doveroso anche ricordare, non solo i caduti della Seconda Guerra Mondiale, ma anche della Grande Guerra che fu anch’essa triste madre sconsolata di tante vittime murialdesi.

Non in ultimo, Murialdo in tempo di pace, ricorda tra i caduti delle campagne d’Africa, un suo connazionale memorabile, il capitano Pio Bonetti, il quale perì valoroso fra gli ultimi ufficiali il 26 gennaio del 1887 a Dogali in Eritrea, come riporta la lapide affissa presso il suo Castello, sulle alture della località Valle.

Foto e documenti storici sul triste combattimento africano sono in mostra caARTEiv in piazza Italia 5 a Millesimo.

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