Cronaca

Omicidio Stella: Scardino e Tognini presentano un ricorso al Riesame sulla misura cautelare

Savona. Un ricorso contro la misura cautelare presentato al tribunale del Riesame di Genova. E’ la mossa difensiva attuata da Alessio Scardino e Claudio Tognini, i due genovesi arrestati la scorsa settimana dalla squadra mobile di Savona (in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare) con l’accusa di omicidio volontario per la morte di un loro amico, Andrea Macciò, ucciso da un colpo di fucile il 14 dicembre scorso in una villetta di Stella San Bernardo.

Dopo aver scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip, i due arrestati hanno scelto di appellarsi ai giudici genovesi contro l’ordinanza cautelare e ora attendono la fissazione dell’udienza (probabilmente la prossima settimana). Tognini, difeso dall’avvocato Carlo Biondi, è detenuto a Genova, mentre Scardino, assistito dall’avvocato Emi Roseo, è a Terni, dove è stato fermato mentre era ospite di un amico.

Entrambi, dopo la morte di Macciò, avevano parlato con gli inquirenti spiegando quello che era successo come “un tragico scherzo” e di un colpo di fucile da caccia esploso “per errore”. Una versione che non aveva mai convinto del tutto il pm Chiara Venturi e gli uomini della squadra mobile che avevano continuato ad indagare. Sulla base degli accertamenti svolti (tre cui le numerose testimonianze raccolte, le prove balistiche e l’esame medico legale), gli investigatori hanno dedotto che quello di Stella non poteva essere un incidente, ma un omicidio. Di qui la decisione di contestare ai due amici il concorso in omicidio volontario (a sparare nella villa di Scardino il colpo di fucile mortale è stato Tognini) e occultamento di cadavere.

Gli investigatori hanno escluso che si sia trattato di un omicidio premeditato. Macciò, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe infatti stato ucciso durante una discussione legata ad un debito di droga che è degenerata. Alcuni aspetti della vicenda sono però ancora oscuri. Per esempio non è chiaro se l’intenzione degli indagati fosse di chiarire o di minacciare l’amico. E ancora se il fucile sia stato preso per rendere più efficace la minaccia o nella concitazione della lite. Gli unici che potrebbero chiarirlo sono proprio Scardino e Tognini che dopo le manette, per ora, sono rimasti in silenzio.

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