Cronaca

Omicidio Stella, Macciò ucciso per un debito di droga: ecco i retroscena dell’indagine

Stella. Andrea Macciò ucciso per debiti di droga, alcune migliaia di euro e forse più accumulati duranti i festini a base di stupefacenti che si svolgevano dal mese di agosto scorso nella casa isolata a Stella di Alessio Scardino, arrestato assieme a Claudio Tognini per l’omicidio del loro amico dopo avergli sparato a brucia pelo un colpo di fucile.

Quindi non è stato uno scherzo, un tragico gioco, a causare la morte di Macciò. Ne sono convinti gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Savona che hanno svolto accurate indagini: almeno 50 testimonianze, i riscontri probatori, oltre alle perizie balistiche, senza contare le molte contraddizioni fornite dai due arrestati in sede di interrogatorio, versioni smentite dai successivi accertamenti degli investigatori. Una complessa indagine che è andata a scandagliare le amicizie, le frequentazioni dei due arrestati, individuando nel mondo della droga il movente dell’omicidio.

Scardino è infatti indagato per detenzione a fini di spaccio di cocaina e hashish, mentre Tognini sarebbe un assiduo consumatore di marijuana. Secondo la ricostruzione degli agenti quella sera Macciò partì da Genova per andare a Stella dai due amici e chiarire la sua situazione debitoria, chiedendo tempo per riscuotere a sua volta dei crediti maturati con altre persone genovesi. Poi la probabile discussione ed il colpo di fucile che ha ucciso Macciò, con il successiva azione di occultamento del cadavere ed il tentativo di cancellazione di ogni prova da parte dei due genovesi agli arresti.

Nel corso dei festini a base di droga del gruppo di amici a Stella non sono mancati anche veri e propri tiri al bersaglio nel bosco circostante con dei fucili, circostanza raccontata da diversi testimoni e che smentisce anche la difesa dei due sul fatto che non fossero pratici nell’uso delle armi.

Secondo gli inquirenti tante sono state le azioni eseguite dai due amici per nascondere l’omicidio: hanno bruciato i vestiti e probabilmente fatto sparire il cellulare ed il portafogli della vittima, che non sono mai stati ritrovati. L’arma è stata ripulita (non sono state trovate impronte) e poi gettata nel bosco e dal cellulare di Scardino sono state cancellate le chiamate in entrata e in uscita, così come i messaggi, che provavano i contatti con Macciò nelle ultime ore.

E ancora molte sono state le verità nascoste da Scardino e Tognini secondo quanto accertato dagli investigatori: i due sono andati insieme ad occultare il cadavere (come proverebbe il fatto che non sono stati trovati segni di trascinamento del corpo di Macciò) e poi sono tornati una seconda volta nella casa per coprirlo; l’alcol sarebbe stato comprato per bruciare i vestiti della vittima e, forse, anche il corpo e non per pulire l’abitazione dove sono stati trovati anche diversi prodotti detergenti.

Le ore prima del presunto delitto sarebbero invece state ricostruite così: Tognini e Macciò sarebbero partiti insieme da Genova per andare a Stella (la vittima la sera prima aveva detto ad un’amica che il giorno dopo sarebbe andato a Stella per sistemare una questione). Arrivati nel paesino dell’entroterra si sarebbero uniti a Scardino e, dopo aver trascorso un po’ di tempo al bar, si sarebbero spostati nella casa di quest’ultimo dove poi si è consumata la tragedia. Il pm Chiara Venturi non esclude che l’omicidio possa essere configurato come preterintenzionale: forse gli amici volevano solo spaventare Macciò ed avevano messo in conto il rischio di fargli male, ma la volontà poteva non essere quella di ucciderlo. Il magistrato sembra però essere sicuro che non si possa essere trattato di una fatalità: gli esami balistici hanno confermato che per far partire il colpo sul grilletto andava esercitata una discreta forza (pari ad 1,8 kg) e con quel tipo di arma non è possibile che il colpo partisse semplicemente chiudendo le canne del fucile.

Sul delitto così come sui retroscena legati allo spaccio di stupefacenti sono ancora in corso altre verifiche da parte della polizia per chiudere definitivamente il cerchio sull’indagine.

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