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Servizio a domicilio e trattamenti di favore in cambio di “regali”: indagine sulle ostetriche del S.Paolo

Savona. Spunta una nuova inchiesta “in corsia” all’ospedale San Paolo di Savona. L’indagine, che è portata avanti dalla Guardia di Finanza, ruota intorno al reparto “Ostetricia e Ginecologia” ed in particolare proprio alle ostetriche in servizio nel nosocomio savonese. A finire sotto la lente d’ingradimento degli inquirenti sarebbero i rapporti che le professioniste instauravano con le partorienti: l’ipotesi di reato è che alcune di loro fornissero delle prestazioni “a domicilio” non autorizzate ricevendo in cambio delle “offerte”.

Sull’indagine si rincorrono già molte voci, ma, almeno per ora, non c’è nessun commento ufficiale. Come sempre accade in questi casi dall’Asl 2 Savonese non arriva nessuna dichiarazione: “Attendiamo l’esito dell’inchiesta giudiziaria in corso”. Una frase che, se non aggiunge nulla alla questione, almeno conferma l’esistenza dell’indagine delle Fiamme Gialle e della Procura di Savona.

Gli inquirenti dall’altra parte, in questa fase, preferiscono non fornire ulteriori dettagli sugli accertamenti in corso. Nei giorni scorsi sarebbero state sentite moltissime mamme che nei mesi passati hanno partorito al San Paolo. A loro è stato domandato che tipo di rapporto avessero instaurato con le ostetriche durante la gravidanza. Alcune donne avrebbero parlato di professioniste che le seguivano passo passo nella fase pre parto preoccupandosi anche di prenotare loro gli esami e le ecografie. Una prassi che avrebbe anche permesso alle gestanti di evitare le liste d’attesa per essere sottoposte ad esami.

Inoltre, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, le ostetriche avrebbe, di fatto, eseguito anche prestazioni a domicilio in cambio di un “regalo”. La ricompensa si sarebbe concretizzata in somme di denaro di tra i 200 ed i 300 euro. Soldi che però nessuna professionista avrebbe mai chiesto direttamente alle pazienti: le ostetriche sarebbero state abili a far capire che tipo di regalo le mamme avrebbero dovuto lasciare dopo le visite a casa. Un comportamento che, se venisse confermato e provato, potrebbe portare il pm ad iscrivere dei nomi sul registro degli indagati.

Commenti

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  1. Scritto da menabèlìn

    ..’é marchette di’meghi invecce restan sempre legali eh?
    Cume mai i meghi poennan fà marchette a brettiu anche legalizé, cun l’intra menia o addirittuua l’incredibbile extra mennia (che sulu a immaginala vegnen i cavelli driti) oppure addirittua lascian che i meghi fassen marchette legalizè in ti privé cunvensiunè (atru che incupatibilité da Legge du 1991,,,) e stè cunvensiuni arivan anche a scrivile anche in teè delibbere?
    U ghè quarcosa cu nu funsiuna,,,,U me sà che in te stù mumentu u serve a quarcheduun fà passàa a sanitè uspedaliera cumme inefficiente pè pudej purtà in triunfu quela privà,,, poccu u importa se in ta graticcula ghe van a finì quattru infermeej,,,,

  2. Scritto da notorious

    Mi chiedo, senza cadere nel volgare, che tipo di prestazione puo’ offrire un’ostetrica al domicilio della partoriente.

  3. Scritto da morga75

    @proteus gli indagati per le presunte false timbrature sono stati tutti assolti con formula piena, quindi ritieni tutte innocentii anche in questo caso?

  4. Pegasus
    Scritto da Pegasus

    Le solite cose all’italiana, ma per Montaldo la sanità ligure è ok.
    Spero che si facciano controlli anche negli altri ospedali.

  5. Scritto da proteus

    Se le indagini verranno confermate il tutto si risolverà come quel procedimento delle timbrature della presenza in turno.

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