Savona, i volontari Enpa soccorrono uno sparviero ferito a Ranco

Sparviero soccorso a Ranco Enpa Savona

Savona. Dopo lo sparviero vittima di una fucilata mortale a Cairo Montenotte, un altro giovane sparviero in difficoltà è stato soccorso dai volontari della Protezione Animali. Questa volta l’episodio è avvenuto a Ranco, sulle alture di Savona, per fortuna in condizioni meno tragiche; l’animale ha soltanto urtato contro un ostacolo, forse un cavo elettrico, ferendosi in modo non grave alle ossa di un’ala.

E’ malconcio, ma il veterinario specializzato che lo ha visitato e curato ha dato buone speranze di guarigione ed è ora in convalescenza presso la sede dell’ENPA a Savona, da dove verrà riportato nella zona del ritrovamento a guarigione e riabilitazione avvenuta.

“In tutta la regione manca però una voliera di adeguate dimensioni e lunghezza dove i rapaci e gli uccelli selvatici possano riabilitarsi al volo a guarigione avvenuta dopo gli incidenti subiti – è l’allarme die volontari – Una necessità che diviene sempre più impellente di anno in anno a seguito del progressivo aumento degli animali selvatici feriti o in difficoltà che vengono segnalati dai cittadini. Una struttura del genere è in previsione nel progetto di ricostruzione del canile ENPA di Cadibona, ormai in dirittura d’arrivo per l‘ottenimento delle autorizzazioni edilizie ma che sarà a totale carico dell’associazione”. Nel frattempo viene utilizzata l’ospitalità del CRAS di Bernezzo (CN).

“Un problema, quello del soccorso e recupero della fauna selvatica, che ancora viene sistematicamente ignorato da Provincie e Regioni, tutte assorbite, nella gestione della animali selvatici, solo ed esclusivamente in funzione della caccia – accusano dall’Enpa – E lasciano il volontariato ad affrontare le necessità che invece competono per legge a loro. Caso emblematico a Savona, dove i volontari della Protezione Animali hanno raccolto nel 2013 ben 1.679 soggetti selvatici, senza che la Provincia destinasse un solo centesimo del suo bilancio alle ingenti spese sostenute dall’associazione che, malgrado il nome di ente nazionale, è privata e non ha mai ricevuto contributi statali nei suoi oltre cento anni di vita”.

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