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Rodriquez, lavoratori contro l'”esilio” a Sarzana: convocato tavolo con Burlando per ottenere garanzie dall’azienda

Pietra L. Sì a un trasferimento a Sarzana, ma solo se temporaneo e solo se prevede un ritorno di tutti i lavoratori nel cantiere “ristrutturato” di Pietra Ligure. Queste le condizioni del lavoratori dei Rodriquez rispetto all'”esilio a levante” prospettato dall’azienda, e che dovrà trovare delle garanzie tramite accordi o protocolli siglati davanti alle istituzioni. Altrimenti non se ne fa nulla.

L’incontro convocato dall’assessore regionale Enrico Vesco e che si è svolto ieri sera in Comune alla presenza del sindaco, rappresentanti aziendali, della Provincia, Rsu, e sindacati si è così concluso con la convocazione di un nuovo tavolo, questa volta in Regione e alla presenza del governatore ligure, Claudio Burlando, prevista per il prossimo 7 ottobre alle ore 12.

“L’azienda ha ribadito la volontà di chiudere la unità produttiva di Pietra Ligure e trasferire i lavoratori a Sarzana o procedere al licenziamento delle maestranze, previo l’impegno alla riassunzione nel cantiere previsto dal progetto di riqualificazione dell’area – spiega Alberto Lazzari, segretario generale Fiom CGIL Savona – Siamo quindi tornati alla posizione già espressa nell’incontro del 3 settembre, mentre è andata in fumo la mediazione proposta dall’assessore Vesco, una settimana fa, che toglieva dal tavolo la chiusura e apriva la discussione su un impiego temporaneo delle maestranze in trasferta a Sarzana”.

“Per i lavoratori la soluzione di Sarzana è oltremodo gravosa perché implica stravolgere le proprie vite, lasciando le famiglie, gli affetti gli impegni per tutta la settimana – continua Lazzari – È un grande e ulteriore sacrificio, dopo che la Rodriquez si era impegnata a ristrutturare il cantiere in un tempo massimo di due anni, mentre i tempi si sono dilatati proprio per le colpevoli lungaggini aziendali. L’azienda ora che siamo giunti al passo finale dell’approvazione del progetto, con la conferenza dei servizi deliberante, non può sbarazzarsi dei lavoratori e passare all’incasso con una operazione urbanistica milionaria”.

“Ora che non si può più contare sulla cassa in deroga, l’azienda ha il dovere di farsi carico delle condizioni dei lavoratori che possono anche valutare di andare a lavorare a Sarzana, ma per un periodo limitato di tempo, nell’attesa che sia ristrutturato il cantiere e che si possa tornare a lavorare a Pietra – dice il rappresentante sindacale – Lo strumento contrattuale corretto per fare questo è la trasferta e non il trasferimento e l’azienda deve sostenere condizioni di alloggio e di trasferta dignitose per i lavoratori, per il tempo che sarà necessario, almeno fino all’impiego nei lavori edili previsti dal progetto a Pietra o a una cassa integrazione straordinaria attivabile con l’investimento di ristrutturazione del cantiere”.

“Alla Regione abbiamo chiesto di farsi garante del protocollo sottoscritto da Regione, Provincia, Comune, azienda e organizzazioni sindacali sulla gestione della ristrutturazione del cantiere e della trasformazione della attività produttiva. L’incontro è finito male per la intransigenza aziendale di voler stravolgere un progetto sofferto ma condiviso di ristrutturazione, imponendo la chiusura di Pietra Ligure” dichiara ancora Lazzari.

“È sicuramente positiva la convocazione fatta Burlando per il 7 ottobre, di un incontro con la presenza della proprietà aziendale. Auspichiamo che si trovino le condizioni per tornare alle premesse condivise in modo che la conferenza approvi il prima possibile e con il consenso di tutti il progetto di riqualificazione dell’area” conclude il segretario Fiom Cgil Savona.

Commenti

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  1. IronMan
    Scritto da IronMan

    . . fossi nei lavoratori mi preoccuperei di contattare il nuovo imprenditore che ha acquisito il progetto ex-Cantieri Rodriguez da Colanino, e da li ripartire . . . ovviamente (ma è una mia opinione) ragionando con la propria (dei lavoratori) testa e non con quella di De Vincenzi (e dei suoi accoliti Trevisano, Valeriani, etc. etc.)