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Banca Carige, il Cda si riaggiorna. Sindacati: “Serve rinnovamento in risposta a Bankitalia”

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Liguria. Il consiglio di amministrazione di Banca Carige, convocato per riprendere l’esame delle controdeduzioni da inviare a Bankitalia, si riaggiorna e intanto prosegue l’approfondimento delle risposte da inviare alla vigilanza.

Il Cda, durato circa tre ore e definito interlocutorio, potrebbe essere riconvocato tra giovedì e venerdì o comunque entro la fine della settimana. Lunedì prossimo, 30 settembre, è peraltro indetta l’assemblea per rinnovare il board dell’istituto.

Intanto ecco il nuovo intervento dei sindacati: “Respingiamo ogni tentativo di definire le organizzazioni sindacali del Gruppo Carige come sostenitrici o oppositrici di qualsivoglia fazione in lotta per il controllo del C.d.A. della banca. Rivendichiamo invece il ruolo che abbiamo sempre svolto e che intendiamo continuare a svolgere in Carige, quello dei rappresentanti degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo”.

“Abbiamo invece appreso che i nominativi espressi nelle liste presentate da tutti i soci rilevanti confermano per la gran parte il C.d.A. uscente e propongono – anche nei ruoli di vertice – chi era nel precedente Consiglio. Fatto che giudichiamo in maniera estremamente negativa. Il dato oggettivo è che esiste una palese contraddizione con quanto richiesto da Bankitalia e porta a pensare, anche in relazione a come si sono svolti i fatti, più ad un regolamento di conti che a una reale divergenza sulle strategie e sulla conduzione del Gruppo. Ci pare evidente che, così stando le cose, le uniche conseguenze di questa vicenda sarebbero lo smantellamento del Gruppo e le inevitabili ricadute su chi vi lavora. Abbiamo la spiacevolissima sensazione di essere gli unici preoccupati di queste conseguenze”.

“Duole constatare l’assoluta assenza di risposte da parte del Presidente della Fondazione. Nessun chiarimento ci è stato fornito su come si intenda affrontare il problema della ripatrimonializzazione della Banca, specie se si continua ad affermare che non si intende scendere sotto una percentuale di possesso del 40%, ma non si dispone della liquidità necessaria per sostenere l’aumento di capitale. Nonostante le nostre ripetute richieste non abbiamo avuto nessuna risposta su quali siano le prospettive future del Gruppo, su quale sia il modello di Banca che si ha in mente, su cosa si pensa circa la necessità di salvaguardare il funzionamento del Gruppo, sulla necessità di non avere conseguenze per i lavoratori”.

“Le organizzazioni sindacali hanno già espresso la propria posizione, totalmente contraria alla vendita di ulteriori asset, e favorevole ad un ingresso di capitale fresco nella partecipazione azionaria, in misura tale comunque da assicurare alla Fondazione, a garanzia della difesa della territorialità, di mantenersi socio di maggioranza relativa (seppur con percentuali minori delle attuali), nell’ottica di conservare e preservare gli attuali livelli occupazionali, nonché l’integrità e l’indipendenza del Gruppo, e soprattutto di concentrarsi immediatamente sul rilancio dello stesso”.

“I sindacati, infine, prendono atto con rammarico della sottovalutazione sulle “vicende Carige” da parte delle Istituzioni; salvo qualche dichiarazione di circostanza sugli organi di informazione, più forse sollecitata da questi ultimi che voluta, da nessuna parte si è sentita una voce che prendesse davvero a cuore la sorte di 6.500 lavoratori e delle loro famiglie. Si intende formulare un invito a non lasciarci soli nel difendere una delle poche aziende liguri ormai rimaste intervenendo immediatamente e senza indugio a salvaguardia dell’autonomia e indipendenza della stessa e quindi in definitiva del suo stesso ruolo” concludono le organizzazioni sindacali.

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