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Alessandro Avallone, un andorese nell’olimpo dei video gamers: da hobby a professione

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Andora. A 16 anni a Las Vegas per un torneo di videogiochi: l’inizio della vita da “professional gamer” per Alessandro Avallone alla conquista degli States. E non solo. Quel ragazzino di Andora nella capitale del divertimento è un’immagine insolita, così com’è atipico il talento di Avallone, classe 1987, che dalla Liguria è partito per sbaragliare centinaia di concorrenti nelle “battaglie” videoludiche di tutto il globo.

Da anni “Stermy”, questo il suo soprannome, eccelle come videogiocatore professionale, vincendo decine di migliaia di euro a torneo. Se nel 2003 ha iniziato la sua ascesa negli Stati Uniti ancora teenager, sono comunque moltissimi i luoghi in cui si è cimentato con joypad, mouse o tastiera: Corea (a soli 15 anni alle finali mondiali degli World Cyber Games), Turchia, Spagna, Brasile, Svezia, Singapore, Regno Unito, Cile e altre latitudini. Tanto da diventare popolare non solo per le sue capacità nelle competizioni interattive, ma anche come volto tv della trasmissione “Championship Gaming Series”. Del giovane andorese si è occupato anche il blog Baldeagle.

“La mia passione per i videogames è iniziata con il primo Nintendo e Sega Master System all’età di 3-4 anni – racconta Alessandro a IVG.it – Il mio primo evento in Italia è stato l’NGI LAN 2001 a Firenze. Non è stata una vera e propria gara, in quanto ho partecipato quasi per caso, registrandomi al torneo in loco. Il mio primo vero torneo ‘ufficiale’ è stato esattamente un anno dopo, ovvero l’NGI LAN 2002 a Milano. Sono riuscito a vincere e a qualificarmi con la nazionale Italiana ad un prestigioso torneo in Corea”.

L’idea di dedicarsi a tempo pieno al gioco in modo professionale si è fatta strada presto. “Ho percepito questa possibilità con Quake e Painkiller. Diciamo che è nato tutto un po’ per caso, non ho mai pensato che avrei potuto trasformare un hobby in una professione – spiega – Da campione italiano ho avuto la possibilità di viaggiare, divertimenti, competere e fare esperienze… e per me era già qualcosa di straordinario. Solo nel 2004, a 17 anni, dopo aver battuto uno dei giocatori più famosi al mondo ed essermi piazzato top 2 ad un campionato mondiale sono arrivate le prime opportunità per diventare un professionista”.

Il mercato videoludico, con il procedere delle tecnologie e dei dispositivi, rimane un terreno promettente e ricco, fatturando a livello mondiale miliardi di dollari, al pari dell’industria cinematografica.

“Credo che i numeri parlino da sé – osserva Avallone – Ormai i videogiochi hanno abbandonato il ruolo di ‘prodotto’, sia nei modelli di business che nella vita delle persone; oggi il videogame è una forma di intrattenimento puro, una forma d’arte, diffuso non solo tra i giovani come una volta. A livello di Esport, ovvero di sport elettronico, stiamo osservando in questi ultimi anni un definitivo consolidamento a livello internazionale e penso che presto si vedrà anche in Italia. In termini di seguito e di numeri in generale, inizia sempre di più ad assomigliare ad un qualsiasi sport tradizionale”.

Un andorese che scala il successo al di fuori dei confini locali e nazionali, Alessandro Avallone, ma che non dimentica le origini. “Per molto tempo tornavo ad Andora solo durante le pause, mentre oggi, grazie a diversi progetti come la mia rubrica sull’eSport nel programma televisivo GameTime su AXN, piattaforma Sky, e la mia diretta collaborazione con Asus Italia, sono molto più stabile nel mio Paese e faccio ritorno ad Andora molto spesso” sottolinea.

Il futuro di “Stermy”? “Amo la competizione. Negli ultimi anni ho vinto diversi tornei di livello mondiale, continuerò a competere fino a quando riuscirò a portare a casa questi risultati. E’ da molto tempo che seguo progetti e collaboro direttamente con diverse società importanti, quindi una volta ritirato dai tornei professionali avrò sicuramente molto altro su cui lavorare” assicura Avallone.

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