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Lettere al direttore

Intervento del segretario Cisl: “Per superare la crisi recuperare visione d’insieme del territorio”

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Che il presidente della Provincia giudichi “inaccettabile” che al Tavolo del lavoro in Provincia non si sia presentato nessun parlamentare è cosa condivisibile. L’intenzioni del Presidente di coinvolgere nel Tavolo anche tutto il Consiglio Regionale e tutti i Componenti della Vª Commissione Consiliare è apprezzabile. Però, preferendo un Tavolo di lavoro allargato, l’ha reso di fatto molto dispersivo.

Visto l’aggravarsi della crisi lo scorso aprile, come organizzazioni sindacali, abbiamo chiesto alla Provincia di convocare un Tavolo di lavoro in cui proporre idee e progetti. Noi pensavamo a qualcosa di veramente operativo. Dove, per evitare perdite di tempo, fossero presenti solo soggetti (responsabili delle varie categorie economiche, sindacali e istituzionali) che effettivamente, per il ruolo che svolgono sul territorio, possono portare un contributo concreto d’idee e proposte. Poi ovviamente nulla vieta che, in un secondo tempo, il dibattito possa essere allargato ad altri.

In questo momento di emergenza quello che serve è una sorta di cabina di regia ristretta. Consigliamo al Presidente la prossima volta di prevedere una convocazione più “mirata”. Serve ricostituire un Tavolo Tecnico più ristretto dove far convergere priorità e visioni condivise su cui costruire strumenti immediatamente efficaci per l’occupazione approfittando delle risorse e delle opportunità offerte dai vari livelli istituzionali.

Mentre per quanto riguarda i numeri della crisi è, a nostro avviso, inutile oggi continuare a produrre analisi ormai note. Sui numeri c’è ormai poco da dire: aumento delle richieste di cassa integrazione, riduzione della domanda interna, abbassamento dei livelli dei consumi, diminuzione dei redditi da lavoro e da pensione. Che c’è stato un progressivo peggioramento della situazione economica generale è ormai cosa nota a tutti.

Attualmente i disoccupati in provincia sono circa ventotto mila. Per il 2013 Savona è maglia nera in Liguria per previsioni occupazionali (dati Excelsior). Le cessazioni tra le imprese savonesi sono aumentate, specie nel commercio al dettaglio. Le aree di crisi definitive in provincia di Savona sono ormai tante. Fortunatamente ce ne sono anche dove è possibile il rilancio. Però come organizzazione sindacale siamo fortemente preoccupati perché non vediamo la nascita di concreti percorsi di rilancio in un quadro di ammortizzatori sociali diventati in sostanza inesigibili per mancanza di fondi. Finiti gli ammortizzatori sociali se non ci saranno posti di lavoro pronti per ricollocare delle persone la situazione diventerà drammatica. Di analisi ne abbiamo fatte molte, ora crediamo che sia arrivato il momento delle proposte, delle terapie, dei rimedi possibili.

Occorre una seria discussione su come creare lavoro tra tutti i soggetti che a vario titolo, sia pubblico sia privato, rappresentano le categorie economiche e sociali del nostro territorio. Noi crediamo che creare lavoro si può e si deve fare. La discussione su come creare lavoro è per noi aperta. Occorre tracciare percorsi che, analizzato il territorio in un contesto di visione strategica complessiva, mettano a fuoco le aree di crisi, le aree con potenzialità immediata e le aree con potenzialità futura. Questo per rendere tali aree disponibili a potenziali investitori, prevedendo per loro incentivi e semplificazioni burocratiche. Gli incentivi per il rilancio dell’occupazione previsti dal Governo Letta sono certamente una buona cosa, ma non basta. L’iniziativa è certamente giusta ma il problema principale non è solo quello di incentivare l’occupazione, che comunque resta una cosa importante, ma di crearla.

Gli incentivi all’occupazione, l’alleggerimento del cuneo fiscale, la semplificazione della burocrazia, pagare meno l’energia, una seria lotta agli sprechi e all’evasione fiscale sono misure indispensabili ma che da sole non creano posti di lavoro. Occorre anche capire dove va la domanda e agganciarla. Solo così si può ripartire con nuovi posti di lavoro. Mi spiego meglio. Savona è industria, ma non solo, è anche commercio, turismo, artigianato, agricoltura e servizi. Cito due casi: l’export e il turismo.

Per quanto concerne l’export, se guardiamo da vicino il mondo delle imprese, scopriamo che ce ne sono almeno due gruppi: quelle che vanno male, che prevalentemente sono le imprese che operano solo per il mercato nazionale che soffrono la caduta di redditi e consumi; poi ci sono quelle che invece tutto sommato vanno bene, che sono quelle che prevalentemente operano sui mercati internazionali. E’ l’export la prima carta su cui puntare per conquistare il futuro. E’ un dato ormai assodato che le aziende posizionate sul mercato nazionale, cioè quelle che non commercializzano i loro prodotti e servizi sui mercati esteri, risentono in misura maggiore della crisi. E questo ci deve fare riflettere. Evidentemente le imprese piccole non riescono a esportare e pertanto subiscono più facilmente le ripercussioni dovute alle gravi difficoltà del mercato domestico. Pertanto, a nostro avviso, servono interventi a sostegno anche delle piccole imprese finanziando concretamente interventi che ne favoriscano la loro presenza sui mercati esteri.

Il lavoro da fare è aiutare le imprese domestiche a internazionalizzarsi. Per quanto concerne il turismo un dato incoraggiante è quello della componente straniera del turismo: sono diminuiti gli italiani che vanno in vacanza ma in compenso sono aumentati gli stranieri. E fra parentesi siamo vicini ad un appuntamento importante qual’ è l’Expo, che porterà in Italia molti visitatori stranieri. Occorre convincerli a venire a visitare anche il nostro territorio. Pertanto far crescere l’attrattività della nostra costa e del nostro entroterra è un’esigenza.

A nostro avviso per rilanciare il turismo servono progetti “integrati” che propongano pacchetti omnicomprensivi che sappiano valorizzare il patrimonio culturale, artistico, ed enogastronomico. Per l’attrazione di nuovi flussi di visitatori dai Paesi emergenti occorre favorire le aggregazioni tra imprese attraverso un adeguato stimolo e coordinamento da parte di enti locali e associazioni di categoria. Servono contributi alle imprese per la partecipazione a fiere in Italia e all’estero. Occorre realizzare portali o siti internet per la promozione dei prodotti all’estero. Favorire la realizzazione di collaborazioni tra aziende turistiche e commerciali per la realizzazione di pacchetti turistici. Le risorse per far questo possono essere trovate utilizzando meglio i fondi comunitari. Visto la ristrettezza di risorse economiche a disposizione occorre che Comuni, Enti locali, ecc. si attrezzino con competenze professionali esperte in grado di realizzare progetti comunitari che possano recuperare risorse UE da utilizzare per sviluppo territoriale locale. (I fondi UE affidati per il periodo 2007/2013 non sono stati utilizzati tutti rischiando così di ottenere meno stanziamenti per il settennio 2014/2020 ).

La ricetta per superare la crisi è migliorare la competitività del territorio. Siamo convinti che l’iniziativa debba partire dal territorio e che sul territorio si possano sviluppare le sinergie per andare avanti. La scarsità di risorse non deve fermare la progettualità. Tra l’altro occorre che, pensando al nostro territorio, non ci si riferisca più a un territorio che da Varazze arriva fino a Diano Marina, ma che continui sino a Ventimiglia. Questo perché è molto probabile che entro la fine dell’anno, la riforma delle Province riprenda il suo iter. L’invito e l’auspicio che facciamo sono che il Tavolo sul lavoro possa affrontare temi e progetti concreti che vadano oltre il dibattito su dati. Sperare nella partenza dei grandi cantieri (piattaforma Maersk, centrale Tirreno Power, Terminal Contenitori di Vado, la reindustrializzazione delle aree Acna di Cengio, il nuovo stabilimento Noberasco di Carcare, la riconversione delle aree OCV, la reindustrializzazione aree ex Ferrania, la Piaggio Aereo a Villanova, l’Aurelia bis) per risolvere il problema della disoccupazione a breve è un’illusione.

Questi grandi progetti ovviamente servono, come serve ampliare l’accordo di programma della Valbormida anche ad altre aree strategiche del territorio (ad esempio Vadese), ma, data l’emergenza in cui ci troviamo, occorre evitare di occuparsi esclusivamente di questi progetti, importanti sì, certamente, ma di carattere straordinario che avranno effetti sull’economia locale a lungo respiro. Occorre certamente lavorare per arrestare il declino industriale ristrutturando i comparti che attualmente non sono in grado di reggere le sfide del mercato ma serve anche intervenire velocemente sugli altri settori. Occorre recuperare una visione d’insieme del territorio che superi la logica che vede affrontare singolarmente le situazioni di crisi: logica che si sta dimostrando perdente o comunque poco produttiva. Pur riconoscendo l’importanza trainante del settore industriale, occorre investire risorse e impegno su tutti i comparti che caratterizzano l’economia savonese: turismo, commercio, terziario, artigianato, agricoltura e riattivare quanto prima il Tavolo Nazionale presso il Ministero dell’Industria e dello Sviluppo Economico quale occasione di rilancio e promozione per l’intero territorio.

Claudio Bosio, segretario Cisl Savona

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