Piaggio, da Finale come a Sestri forte la preoccupazione dei lavoratori - IVG.it
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Piaggio, da Finale come a Sestri forte la preoccupazione dei lavoratori

Villanova - Piaggio primo giro

A Finale come a Sestri. In attesa di conoscere i futuri assetti societari con un confronto vero con l’azienda ed il tavolo regionale atteso per la metà di luglio, rimane alta la preoccupazione dei lavoratori, anche nello stabilimento genovese. “‪#Sestri‬ assemblea lavoratori ‪#Piaggio‬. Difendere prospettive e i 2 stabilimenti. Avionica settore strategico: che il Governo batta un colpo”. Questo il tweet di questa mattina dell’assessore allo Sviluppo Economico della Regione, Renzo Guccinelli.

“La situazione è drammatica – spiega Vito Isgrò, Rsu Piaggio – non si muove una foglia, cercheremo di fare il punto della situazione ai parlamentari presenti, coinvolgendo il più possibile le istituzioni in modo da ottenere dalla proprietà chiarimenti sul futuro al più presto”. L’impressione, nello stabilimento di Sestri, è che si stia perdendo tempo prezioso, non più recuperabile e che l’azienda sia “allo sfascio”. “Un peccato – aggiunge Isgrò – abbiamo il lavoro, abbiamo le potenzialità per stare sul mercato ma non c’è una classe dirigente adeguata, né una proprietà attenta, lo specchio del male italiano”.

Ma al di là dei nuovi prodotti che vengono presentati al mercato (l’ultimo è il P.1HH HammerHead Unmanned Aerial Systems con sistema aereo senza pilota), il decremento della produzione è un dato di fatto e la paura per i tagli d’organico è alta. “Non ci sono i soldi per comprare i materiali – continua il delegato della Rsu – ma pensare di decurtarsi lo stipendio non sfiora i dirigenti”. Senza contare il trasferimento a Villanova d’Albenga, fermo al palo.

“Secondo programma doveva essere già in corso, invece slitterà di un anno con conseguenze importanti sulla produzione. Si perde sempre più tempo”. Inoltre i lavoratori temono “che la produzione sia spostata tutta a Villanova” e che per Sestri “non ci sia più futuro”.

Al quadro a tinte fosche, si aggiunge la joint venture con la Cina. “Ci ripetono di stare tranquilli – spiega ancora Isgrò – ma un conto è produrre una ventina di P180 ogni anno, un altro è vedere che a Sestri se ne fanno ormai non più di 5″. A rischiare nel sito genovese sono centinaia di lavoratori. “Trecento sono già in cassa integrazione, di cui 70 a zero ore”. Lo spettro degli esuberi, tra joint venture e trasferimento, riguarderebbe oltre 200 persone.

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