Cronaca

“Nemo 2”, nelle case perquisite un vero tesoro: anfore, un gladio e persino volantini pubblicitari dei trafugatori

Nemo2 - anfore Gallinara

Imperia/Albenga. Come vuole la tradizione dei più celebri sequel cinematografici il nome non è cambiato, ma è accompagnato dal numero “2”. Così ecco che l’operazione che ha portato al recupero di numerose antiche anfore romane e che vedrebbe un coinvolgimento dell’ex Ministro Claudio Scajola è stata battezzata “Nemo 2”. Nome che deriva appunto dal primo filone d’indagine, quello che nell’estate 2012 aveva portato i carabinieri di Alassio a scoprire un giro di trafugamenti illeciti di vasi da due relitti di una nave romana oneraria affondata nello specchio acqueo antistante Albenga.

Ieri l’operazione si è concretizzata in una serie di perquisizioni in abitazioni dell’Imperiese tra cui quella di Scajola. A casa dell’ex Ministro è stata effettivamente ritrovata un’anfora di epoca romana per la quale il politico ha fornito documenti che ne giustificano il possesso (sequestrati insieme all’anfora). Carte sulle quali gli inquirenti stanno ora compiendo accertamenti per verificarne l’autenticità e legittimità. Dall’esito degli accertamenti dipenderà quindi anche la posizione di Scajola nella vicenda (secondo la sua versione quell’anfora sarebbe stata trovata durante dei lavori effettuati nella sua villa). Per la precisione a giustificare il possesso dell’anfora c’è un atto della Soprintendenza ai Beni archeologici della Liguria a firma Giampiero Martino (n. protocollo 9981 del 24 ottobre 2003). “I fatti contestati dalla procura sarebbero successivi al 2008 mentre, come viene appunto attestato dalla Soprintendenza, il modesto reperto sarebbe presso l’abitazione dell’onorevole Scajola da molto prima. Insomma, nulla a che vedere con i presunti traffici di anfore su cui stanno indagando gli inquirenti savonesi” precisano i legali dell’ex Ministro. Secondo quanto viene contestato dagli investigatori invece quel vaso sarebbe uno di quelli trafugati dai relitti vicini all’Isola Gallinara (sarebbe stato proprio uno degli indagati a riferire che uno dei reperti prelevati in mare era stato conseganto a Scajola).

A colpire in questa vicenda sono anche i numeri (resi noti questa mattina dai carabinieri di Alassio): sarebbero almeno 31 le anfore romane risalenti al I secolo a.C. rubate dal 2008 ad oggi. Le perquisizioni di ieri hanno inoltre portato al ritrovamento di enorme quantità di materiale archeologico rasissimo e prezioso: oltre a moltissime anfore, sono spuntati fuori anche un gladio di centurione romano, uno scandaglio in piombo di profondità romano, piatti, vasi, cucchiai, chiodi nonché strumentazione di un bombardiere italiano Fiat della seconda guerra mondiale abbattuto nel 1940, corallo e pure una pianta di marijuana e vari semi. Ritrovamenti che hanno fatto scattare 11 denunce a piede libero.

Suona quasi come clamoroso poi il ritrovamento, in una delle abitazioni perquisite, di un plico (43 in tutto) di volantini pubblicitari dell’attività dei trafugatori: “Devi disimpegnarti con qualche notaio, medico o politico con un regalo unico e di pregio? L’anfora romana fresca di scavo è quella che fa per te! Per l’acquisto rivolgersi a [..], zona Foce-Porto Maurizio Impera. A richiesta immersioni guidate sul sito con eventuale recupero del pezzo scelto. Si organizzano battute di peesca con autorespiratore e fucile a prezzi modici”.

La prima parte delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro con il supporto del Maggiore Samuele Sighinolfi (entrambi esperti subacquei), del Capitano Lutzu del Tpc e personale del Centro Carabinieri Subacquei aveva portato all’arresto un ex corallaro di professione Giovambattista Pesce e alla denuncia di altre 7 persone coinvolte nella vicenda. Ma le indagini non si sono fermate ed hanno permesso di scoprire l’esistenza anche un gruppo di trafugatori imperiesi (tutti legati al mondo della subacquea professionale) che aveva rubato anfore dai siti archeologici di Albenga.

In particolare sono stati monitorati alcuni subacquei che svolgono lavori portuali e di bacino ad Imperia sia per conto di aziende private che pubbliche/partecipate, tipo A.M.A.T. di Imperia (Azienda Municipalizzata Acqua e Trasporti), nonché ex subacquei professionisti come ad esempio un ex vigile del fuoco. Le attività di monitoraggio hanno consentito di accertare che esisteva un traffico illegale di reperti archeologici e che parte di questi si trovavano nelle abitazioni delle persone denunciate ieri, tra cui appunto Scajola, ma anche un dirigente del Comune di Imperia.

Visti gli elementi raccolti la Procura di Savona ha emesso una serie di decreti di perquisizione domiciliare con contestuale informazione di garanzia per i reati di furto aggravato in concorso di materiale archeologico a carico sia dei trafugatori, sia di chi detenevana a vario titolo le anfore. Secondo i dati forniti dai carabinieri, ieri, le perquisizioni hanno portato al sequestro di un centinaio di oggetti (94 per la precisione) tra reperti archeologici, ma anche pc, dvd, cd, gps, agende, materiale fotoghrafico e memorie digitali. Insomma un “tesoro” nascosto che testimonierebbe l’esistenza di un vero e proprio mercato illegale di reperti antichi.

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