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Labrador trovato morto nel lago di Osiglia, su Facebook la crociata contro il responsabile: “Agiremo per vie legali”

Osiglia. C’è chi ha la necessità di sapere e di agire: sono coloro che fanno parte del gruppo Facebook nato a seguito dell’atroce fine del giovane labrador legato e poi gettato nel lago di Osiglia da un 39enne valbormidese individuato nelle scorse ore dalla polizia municipale.

Si vuole conoscere il nome e cognome di colui che si è macchiato di questo orribile gesto e, tramite un messaggio online, si rende noto che si procederà contro di lui per vie legali. “Mi confrontarò con il legale – scrive il portavoce del gruppo – chiederò informazioni sulle seguenti cose: come agire legalmente, come costituire un gruppo che possa costituirsi parte civile nel processo penale, capire se per fare ciò è necessario fondare una onlus, e capire se è possibile, attraverso una petizione, anche online, chiedere degli aggravanti che possano essere fonte di inasprimento della pena”.

Poi si pensa anche ad organizzare un evento ad hoc, che potrebbe essere un corteo, per farsi conoscere e far conoscere la terribile vicenda. “Sono il primo che vorrebbe partire adesso e andare a prendere quel verme, oppure sfilargli sotto casa e fargli fare la stessa fine del cucciolo, ma noi dobbiamo agire con il cervello e con determinazione, e non dobbiamo agire solo con la cattiveria nei suoi confronti che sicuramente ci sta esplodendo da tutti i pori” è il messaggio del referente del gruppo.

Il 39enne valbormidese ha ammesso le sue responsabilità davanti agli inquirenti e si è giustificato dicendo di aver agito in quel modo perché “stressato per il comportamento del cucciolo”. Fatto sta che questo “stress” lo ha portato a legare le zampine anteriori del cane al collo e a buttarlo senza pietà nel lago. Un atto che non può che provocare sdegno sgomento.

La polizia municipale è arrivata ad individuare il 39enne grazie al microchip che ha portato all’individuazione dell’allevamento, del primo proprietario e, infine, della persona alla quale il cane è stato ceduto.

Al momento gli inquirenti non dicono di più. L’uomo sarebbe stato denunciato in base all’art. 544 bis del codice penale secondo cui “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi”.

Gli inquirenti non hanno rivelato al momento il nome dell’uomo per evitare possibili ritorsioni. Si sa soltanto che coloro che conoscono il 39enne non sarebbero più di tanto stupiti del gesto, dal momento che l’uomo teneva l’animale sempre legato e aveva dato in precedenza già segni di grande nervosismo.

Commenti

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  1. Scritto da simoneok70

    scrivo alla redazione di i.v.g in merito al gesto compiuto da un concittadino del comune di millesimo,ma il sindaco e in ferie o magari un giorna
    lista puo invitarlo a commentare un sopruso cosi intollerabile,ma forse da quelle parti e solo una notizia,magari se il primo cittadino avesse un amico peloso cai
    pirebbe lo sdegno e la rabbia che provoca un simile gesto da codardi,ah ma avra altre cose piu importanti da commentare.si vergogni.ci andate voi giornalisti di i.v.g,non fate cadere questa notizia scuotete le coscienze nelle zone piu remote dove non ci sono solo boscaioli maci ma gente sensibile.

  2. Scritto da Erinni

    Vorrei tanto sapere cosa fa credere a certe persone che chi segue questa “crociata” non faccia nulla per gli esseri umani. E blaterare sempre le solite frasi trite e ritrite (pensate ai bambini che muoiono di fame, ecc…) è solo di una superficialità allucinante. Allora è meglio non fare niente per nessuno e scrivere solo commenti sul pc…ma per piacere.

  3. Scritto da alessandro bellino

    il nome è già in rete …

  4. Scritto da zac975

    sfondarlo a colpi di manganello…e poi sbatterlo in galera….vie legali.???..magari ci mangia ancora qualche avvocato…Ma per favore!

  5. carlodifinale
    Scritto da optimus prime

    Il processo penale seguirà il suo corso e le aggravanti o le attenuanti non possono essere “richieste” né dalla parte civile nè dalla parte offesa.
    Mi sembra un pò anacronistico fondare una onlus per ottenere un risarcimento.
    Il gesto di quel folle è stato atroce, ma non credo che una crociata mediatica possa cambiare il corso del processo.
    A mio avviso sarebbe più sensato che un’associazione di livello nazionale, tipo l’ENPA, possa realmente costituirsi parte civile nel procedimento penale e richiedere un risarcimento: ma non in denaro, basterebbe fargli fare un lungo servizio non retribuito in un canile, cosa che potrebbe anche essere presa in considerazione per la pena, dato che di carcere non ne farà nemmeno un giorno.
    Purtroppo per questo tipo di reato non sono previste pene detentive o meglio, se incensurato, la pena verrà sospesa; invece condannarlo subito ad una pena alternativa sarebbe la cosa più rapida ed efficace.
    Non esiste misura cautelare nemmeno per l’omicidio colposo se guidi ubriaco, fatto di coca e senza assicurazione, figuriamoci se la applicano per l’uccisione di un povero cane.

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