Cronaca

Si era finto carabiniere per palpeggiare una donna, era incapace di intendere: niente condanna

tribunale Savona

Albenga. Si era finto carabinieri per palpeggiare una donna, ma al momento di inscenare quel controllo stradale non era capace di intendere e di volere. Per questo motivo il processo ad trentanovenne, A.G., questa mattina si è concluso con una sentenza di non luogo a procedere per non imputabilità dalle accuse di violenza sessuale, violenza privata e usurpazione di titolo. Ad attestare che, nel novembre 2011, quando ad Albenga inscenò la perquisizione, l’uomo era incapace di intendere è stata una perizia psichiatrica.

Nel corso del processo è stata poi valutata la “pericolosità sociale” di A.G. (assistito dall’avvocato Carlo Manti), che ha anche già concluso un percorso di recupero (il gip gli ha concesso di lasciare la comunità nella quale era ricoverato). Secondo l’accusa, il trentanovenne aveva toccato nelle parti intime una donna cerialese, avvicinandola sul lungomare: lei era al volante della sua auto quando il finto carabiniere, qualificatosi come tale, le avrebbe chiesto la carta d’identità e il libretto di circolazione per poi farla uscire dalla vettura. A quel punto sarebbe scattata la “perquisizione” un pò troppo spinta. Dopo i palpeggiamenti A.G. era fuggito alla guida del suo fuoristrada.

La donna aveva poi chiamato il 112 per denunciare quello che era successo ed i militari, stavolta quelli veri, avevano identificato il finto collega che era finito in manette. All’uomo veniva inoltre contestato un secondo episodio del genere che sarebbe avvenuto poco prima a Leca dove, sempre con un’altra automobilista, aveva tentato un approccio simile, ma senza riuscirci.

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