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Miniera di titanio sul Tarinè, Daniele Buschiazzo: “I problemi dall’amianto blu alla viabilità al paesaggio”

Sassello. Si dice perplesso Daniele Buschiazzo, candidato sindaco di Sassello, per le dichiarazioni del sindaco Orsi sull’ipotesi dell’estrazione di titanio sul Tarinè a Piampaludo.

“E’ un progetto di cui si parla da trent’anni e il cui impatto ambientale è evidente a tutti. Realizzare una miniera a cielo aperto lì è senza dubbio complicato – spiega – Nel Tariné, non c’è solo il rutilo che contiene il biossido di titanio, ci sono anche le eclogiti, rocce gabbriche che contengono un tipo di amianto chiamato crocidolite o amianto blu (oltre all’estrazione, poi,ci sarebbero la frantumazione, la frantoiazione e la separazione tramite acqua, acido fluoridrico e carbonato di potassio – e i fanghi e le scorie dove verranno smaltiti?)”.

“L’acqua è un altro problema grande: il Tariné ha diverse fonti da cui captano gli acquedotti di Urbe e Sassello e, inoltre, è circoscritto dal passaggio di due fiumi, l’Orba e l’Orbarino, da cui prendono l’acqua i Comuni dell’Ovadese. L’assetto idrogeologico è un altro problema. Un altro problema riguarda il paesaggio. Il Monte Tariné ricade all’interno nel Parco naturale regionale del Beigua. Gran parte delle aree del Tariné, sono quindi soggette ai vincoli della Legge Regionale. Per poi, non parlare della viabilità. Le nostre strade e i nostri problemi di viabilità sono ben noti a tutti” sottolinea Buschiazzo.

“Condivido i timori per il futuro legati alla congiuntura economica, ma ha senso procedere su un modello di sviluppo che si va esaurendo? Chiudo con un dato storico: 6500 anni fa, nel Neolitico, Sassello uscì per la prima volta dai propri confini. Le asce di pietra fatte anche con la pietra del Tariné finirono in tutta Europa (sono state ritrovate in tutta Europa: dalla Spagna alla Svezia). Sarebbe veramente paradossale che quel monte che decretò il primo successo per Sassello, oggi ne segnasse l’abbandono. Quale sarebbe il valore delle case dei Sassellesi dopo l’inizio di un’attività industriale mineraria? Quanto sarebbe compatibile quest’attività mineraria con le attività che ad oggi sono esistenti?” conclude Buschiazzo.

Commenti

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  1. Scritto da Sonia Pesce

    Non si può non rimanere perplessi di fronte alle dichiarazioni di un amministratore locale, quale è Orsi, riferito all’estrazione di titanio!
    Non si può scendere a compromessi sulla salute… Le ns valli, proprio dove è presente questo giacimento che tanto fa parlare di sè, hanno tantissime necessita: viabilità, mancanza di lavoro, ecc, ma sono fermamente convinta che ci siano ben altre risorse, come il turismo e le energie pulite, che possano risollevarci!
    Altrimenti, preferisco che le cose rimangano come stanno, ma essere sicura che quando apro la finestra di casa mia, non respirerò crocidolite ma aria fresca e salubre.
    COME PARTE INTEGRANTE DELLA FAUNA LOCALE DEL BEIGUA DICO NO ASSOLUTO ALL’APERTURA DELLA CAVA DI TARINE’… E RITENGO CHE GLI AMMINISTRATORI LOCALI SIANO I PRIMI A DOVER TUTELARE E DIFENDERE NOI E IL TERRITORIO!!!!

  2. sperobene
    Scritto da sperobene

    qualcuno spieghi per favore all’ingegner @folgore la questione della crocidolite… e come si muore di mesotelioma pleurico

  3. Scritto da El Rey del Mundo

    @Roderico, infatti abbiamo visto com’è andata a finire la vicenda Parodi a Marina…49mila euro intascati dall’imprenditore Pesce…oppure no; bisogna essere garantisti fino alla fine (ah ah ah!), ci sono acncora Appello e Cassazione. probabilmente qui le “stecche” saranno ben più grosse però c’è da dire che questi “potenti” del giro e della mazzetta se vogliono ti trovano subito il posto di lavoro, e magari a tempo indeterminato, non credi?

  4. Scritto da Paolo

    Poi abbiamo paura dell’inceneritore…

  5. Scritto da fabrizio antoci

    Condivido pienamente le osservazioni fatte da Daniele Buschiazzo.
    Anche a me, come a Orsi, capita di avere invidia,citando Montale, per “il coltello che recide, la mente che decide e si determina”.
    Ma, in questo caso non ho dubbi: non si svende un intero entroterra – tra l’altro non remoto ma ad estremo ridosso della costa – per una politica di sviluppo industriale minerario che implica la distruzione del territorio. I danni ambientali irreversibili costerebbero, nel lungo periodo, ben più degli introiti derivanti dall’estrazione del titanio i cui benefici sarebbero invece limitati nel tempo. Senza considerare che la maggior parte di tali guadagni finirebbe nelle tasche della multinazionale di turno mentre a noi rimarrebbero i costi ambientali, sociali e sanitari: vorrei infatti sottolineare che il 10% della roccia del Tarinè è composta da crocidolite o amianto blu: ne basta un filamento (grosso come un decimo di un capello) per causare il cancro alla pleura o all’intestino. La crisi economica ci deve spingere a trovare soluzioni nuove evitando di ricadere negli errori del passato: sacrificare irrimediabilmente un parco e tutto quello che significa in termini di ambiente e di turismo in una nazione come l’italia e in una regione come la Liguria sarebbe veramente imperdonabile già nei confronti di noi contemporanei ma soprattutto per le generazioni future. Per il nostro entroterra e’ necessario viceversa credere ed investire nello sviluppo del turismo, dell’artigianato e delle attività eco-compatibili.
    Non solo come abitante di Urbe ma come padre e come cittadino DICO NO SENZA SE E SENZA MA alla cava a cielo aperto nel parco del Beigua.

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