Cronaca

Braccianti marocchini sfruttati nelle aziende agricole ingaune: in nove a giudizio

Savona. Un perito dovrà trascrivere tutte le intercettazioni telefoniche relative all’indagine. Per questa ragione, questa mattina, il processo per una vicenda di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che risale al 2009, è stato rinviato al prossimo 4 dicembre. A giudizio (a tutti vengono contestati in concorso e a vario titolo reati connessi al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) ci sono nove persone tra agricoltori albenganesi e cittadini marocchini: Mourad Mouchtari, Mohammed Mouchtari, Ahmed Mouchtari, Mohamed El Ritab, Rahal Mouchtari, Giuseppe Viola, Donato Viola, Fabio Fioravanti e Rosalba Mocenigo.

Il caso era esploso nel febbraio del 2009 quando, nell’ambito dell´inchiesta “Pay for Italy”, erano finiti nei guai accuse alcuni imprenditori agricoli del comprensorio albenganese accusati di falsità ideologica, sfruttamento e favoreggiamento dell´immigrazione clandestina. Le manette erano scattate per Eugenio Tortello, imprenditore agricolo a Peagna di Ceriale; Giuseppe Viola, coadiuvante della moglie in un’azienda di Coasco, frazione di Villanova d’Albenga; e Laura Capello, operativa con la sua ditta nei terreni di Albenga. Altri nove titolari di aziende agricole erano invece stati indagati a piede libero.

Nello stesso procedimento erano finiti nei guai anche sette marocchini, arrestati nel luglio 2009, che per gli inquirenti avevano creato una vera e propria organizzazione per l´immigrazione clandestina. Secondo l’accusa l’organizzazione aveva messo in piedi una “tratta”, che tra il 2006 e il 2008 aveva portato nell’Albenganese un centinaio di immigrati irregolari (su un totale di 172 richieste di ingresso presentate in questura). I componenti dell’organizzazione – secondo quanto accertato -, con l’ausilio degli imprenditori agricoli compiacenti, riuscivano ad ottenere il rilascio di “nulla osta al lavoro subordinato stagionale a tempo determinato” a favore dei braccianti. Ma, giunti ad Albenga, gli ignari stranieri scoprivano che in realtà il contratto di lavoro era solo teorico: venivano di fatto impiegati nel lavoro nero.

In sede di udienza preliminare cinque imputati (Laura Capello, Francesco Ascoli, Eugenio Tortello, Silvano Scola, Marisa Durante) avevano scelto di patteggiare. Gli altri erano invece stati rinviati a giudizio.

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