Menù con decalogo scaccia-clienti: l'"ospitalità" ligure va in scena in un bar di Andora - IVG.it
Cronaca

Menù con decalogo scaccia-clienti: l'”ospitalità” ligure va in scena in un bar di Andora

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Andora. La proverbiale “ospitalità” ligure, resa famosa dallo sketch televisivo del comico Enrique Balbontin (“Torta di riso finita”) e dai clip esilaranti di Fabrizio Casalino, va in scena in un bar del centro di Andora, il cui menù messo a disposizione dei clienti può considerarsi la sintesi migliore di come far fuggire gli avventori prima che si decidano ad ordinare.

Il libriccino che solitamente contiene l’elenco di cibi e bevande con relativi prezzi, presenta in questo caso un altro elenco, ben più gustoso, almeno per chi ha la fortuna di essere dotato di uno spiccato senso dell’umorismo, ma che finisce per avere un sapore amaro per chi è impegnato a cambiare il volto del turismo regionale.

La prima pagina del menù, infatti, riporta il decalogo del perfetto cliente invitando l’avventore, sia egli un foresto o un residente, ad andarsene nel caso le regole non fossero di suo gradimento. Scopriamo quindi che per essere il cliente perfetto di questo bar dobbiamo essere educati e non fare richieste assurde; dobbiamo leggere attentamente la lista e non osare ordinare qualcosa che non sia elencato e prezzato. A metà della lista poi regna un “Voi siete in vacanza, noi NO” rivolgendosi ai possibili turisti di passaggio in quel locale, i quali, c’è da scommetterci, difficilmente torneranno qui, a meno di non essere affetti da un evidente e rovinoso masochismo.

Tornando al decalogo, guai a pretendere di trovare quello che siamo abituati a ordinare al bar sotto casa; immancabile un accenno al conto separato (va richiesto prima di ordinare) mentre se si hanno problemi di salute “se possibile vi accontenteremo”. La lista si chiude con il punto 10: “Vi chiediamo un po’ di comprensione, se avete fretta questo non è il locale per voi”. Le altre pagine ricordano spesso di non provare a ordinare “piatti fuori lista” e di non modificare gli ingredienti dei panini (per il “disturbo” arrecato nella eventuale richiesta del panino “Come vuoi tu” bisogna comunque sborsare 13 euro, contro i 4,50 euro per i panini già “definiti”).

Non è uno scherzo. E’ ciò che accade in una di quelle cittadine rivierasche che dovrebbero considerare il turista un visitatore da coccolare. Questo bar, non contento, ha addirittura affisso gli avvisi scaccia-avventori anche sul muro esterno con un cartello minaccioso che recita “Tavoli e sedie non sono della gelateria, quindi non sedetevi con coni e coppette”, mentre all’interno sparsi per il locale ci sono cartelli del tipo “Non toccare”, “Merce in esposizione”.

Non sorprende che affisso alla vetrina ci sia anche un altro cartello: quello di “Cedesi attività”.

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