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Andora, prolungata fino al 24 marzo la mostra di Jane McAdam Freud

Andora. Successo per la mostra d’arte contemporanea di Jane McAdam Freud, la cui apertura è stata prolungata fino al 24 marzo. “Taking Care” sarà aperta dal giovedì alla domenica, dalle 15 alle 19 a Palazzo Tagliaferro, in largo Milano ad Andora. L’ingresso è libero.

Il pubblico ha dimostrato molto interesse per l’opera di questa artista, figlia del grande Lucien Freud e pronipote di Sigmund Freud, che con le sue opere indaga il mondo del rapporto fra padri e figli. Palazzo Tagliaferro, con le sue sale nobili, si è rivelata una sede particolarmente adatta per gli allestimenti creati appositamente per Andora dall’artista e per ospitare le opere di arte moderna più conosciute di McAdam.

L’artista ha inoltre presentato ad Andora per la prima volta alcuni ritratti fatti al padre sul letto di morte. Un padre dal quale era stata staccata ad 8 anni e che ha potuto incontrare solo 23 anni dopo.

“Continuo a ritrarre mio padre per mantenerlo in vita”, dice Jane. L’affetto, che è stato rimosso per 23 anni, può tornare ad agire e ad esprimersi nel linguaggio dell’arte. Lucian ammira il lavoro della figlia e le chiede di insegnargli a scolpire. Jane ama quel padre schivo e intenso che ha perduto a otto anni e gli chiede, come massimo gesto d’amore, di poterlo ritrarre.

Il disegno diventa il modo per tornare ad appropriarsi del volto paterno. Lucian glielo consentirà verso la fine della sua vita poco prima che si spenga a fine luglio 2011. Jane lo ritrae dormiente e sveglio, non per caso. Il sogno e la veglia sono due mondi separati che sottostanno a leggi psichiche divergenti, mettendo in atto energie e poteri diversi. Jane ne è consapevole e da questi disegni trarrà una grande scultura di terracotta, un capolavoro esposto nelle mostre più importanti.

Altra importante opera e comnosciuta a livello internazionale in esposizione ad Andora e divenuta nel tempo una icona è “Us”: i due volti di Jane e Lucian fusi insieme in un collage che dimostra l’incredibile somiglianza, l’inevitabile paternità, al di là delle drammatiche vicissitudini della vita.

Si tratta di un’opera che parla di Jane, del proprio vissuto ma anche di noi, di quel vissuto drammatico che ciascuno di noi, individualmente, esperisce nella propria vita affettiva, tra rotture, incontri, scontri e pacificazioni. In quella galassia di affetti familiari di cui, inevitabilmente, ciascuno di noi è chiamato a “prendersi cura”.

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