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Crisi nera in Liguria per l’editoria tradizionale: soffrono anche radio e tv

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Regione. Soffre l’editoria ligure dedicata all’informazione: non solo giornali cartacei, ma anche tv e radio. Il grido d’allarme arriva dalle segreterie di Cgil e Slc regionali.

“Il nuovo anno ha portato con sé cattive notizie per quanto riguarda alcune realtà radiofoniche locali: Babboleo news ha dovuto far ricorso agli ammortizzatori sociali; Radio 19 ha licenziato gran parte dei propri dipendenti e a tutt’oggi vive una situazione incerta, altre realtà del settore sono in difficoltà. Stiamo vivendo un periodo di impoverimento economico e sociale collettivo pesantissimo che colpisce direttamente i lavoratori e che rappresenta una dispersione di valore professionale altissima” affermano i rappresentanti sindacali.

“La crisi del mondo dell’informazione – proseguono – rappresenta un costo enorme per la democrazia che difficilmente viene recuperato. Il recente passato lo ha dimostrato con la vicenda di Telecittà quando Genova non seppe salvare una emittente che aveva contribuito a fare e a raccontare la sua storia”.

“Le lavoratrici e i lavoratori che operano nel mondo dell’informazione lavorano in un settore tra i più colpiti dalla crisi, caratterizzato da una elevata precarietà  e dove sussistono variegate tipologie contrattuali utilizzate in maniera diversa da editore ad editore. Spesso purtroppo, questo utilizzo differenziato delle varie tipologie contrattuali, non solo viola la ragione per cui tali tipologie sono nate, ma crea una vera e propria distorsione del mercato con inevitabile ricadute negative per gli operatori economici corretti e per le lavoratrici e i lavoratori che sovente si vedono negare i più elementari diritti” sottolineano i sindacati.

“Come Cgil confederale e di categoria non possiamo che essere particolarmente preoccupati di questa situazione che determina o la chiusura di canali informativi o il ricorso, per la prima volta, ad ammortizzatori sociali per far fronte alla crisi con un conseguente peggioramento sia delle condizioni economiche dei dipendenti del settore, che della  pluralità dei media a disposizione dei cittadini e del ruolo di garante della democrazia che la Costituzione ha riservato all’informazione nel nostro Paese” concludono.

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