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Noli, Pollero (La Destra.Che vorrei): “Il sindaco si dimetta”

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Noli. “Ci si domanda costantemente – dichiara Enrico Pollero, rappresentante del comitato civico d’opinione nolese ‘La Destra.Che vorrei’- quali progetti riserbi per il prossimo futuro il nostro beneamato Sindaco. Forse c’è chi ha la memoria corta ma noi non riusciamo a dimenticare il capolavoro di vera e propria riscrittura circa l’identità, l’origine prima della ridente cittadina in cui, nostro malgrado, risediamo. Tale operazione, svoltasi col consueto e più assoluto stile democratico che caratterizza chi sulla carta dovrebbe oggigiorno rappresentarci, vorrebbe esser passata sotto silenzio. E siccome queste situazioni da politburo sovietico in salsa omertosa non riescono proprio a convincere ‘La Destra.Che vorrei’, coglieremo l’occasione, di contro a tante storielle, per rendere noto ai nostri concittadini quest’ennesimo nonché appetitosissimo avvenimento”.

Prosegue Pollero: “Allorquando un privato decise di vendere un celeberrimo terreno comprendente ben due campi da tennis, si apprese che su detta area risiedeva l’antico porto romano di Noli. La scoperta, facilitata in un primo tempo dal rinvenimento di monete antiche, manufatti e quant’altro, lasciò di stucco i ricercatori che dovettero retrodatare l’origine stessa della storia nolese, fino a quel momento concordemente legata a secoli successivi. Sicché, data la volontà dell’acquirente di edificare sull’area in questione un bel caseggiato, il nostro primo cittadino, il benemerito Ambrogio Repetto, non lesinò il suo più completo sostegno a detta impresa. Attualmente la struttura sorge perciò sulle rovine romane, lasciate là sotto a mo’ di fondamenta”.

“Dato il nome patristicamente ambrosiano del nostro gentile Sindaco, vista la questione concernente il nostro retaggio romano, considerata la sempre viva fiamma della tolleranza che caratterizza i simpatici compagni, è ben difficile non vedere in simile occasione la sconcertante rassomiglianza tra fatti attuali e antichi. Del resto, si sa, la storia è ciclica e dunque destinata, seppure in ordini di grandezza ben diversi, a ripresentarsi con sembianze del tutto simili. Fu proprio Valentiniano II, imperatore romano poco più che bambino, a non accettare la perorazione di chi, più anziano e savio, gli domandava di non far scomparire dall’aula del Senato la statua della Dea Vittoria, simbolo dell’identità più antica di Roma. Pochissimo tempo dopo la rimozione dell’oggetto fatale, eliminata dunque la più antica origine della propria gente, Roma dovette subire le angherie del barbaro Brenno il quale decretò il suo famoso ‘guai ai vinti’. Ebbene, siccome già premono sulle mura nolesi orde d’invasori allogeni, mancando l’ombra d’una bussola che direzioni le politiche della nostra antica cittadina, non sarebbe meglio uscire da questo purgatorio perenne con le dimissioni del signor Sindaco?”.

Commenti

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  1. alberto.peluffo
    Scritto da alberto.peluffo

    Deliziato dalla prosa fiorita e dal dotto disquisire dell’autore, di cui non conoscevo né gli studi storici né l’ennesima collocazione politica, in un primo tempo non ho fatto troppo caso all’aneddoto raccontato e usato per un ardito parallelo con il presente. Poi mi si è accesa una lampadina: Brenno non era un gallo? E che ci faceva ai tempi di Valentiniano? Allora sono andato a controllare. Dunque, Valentiniano II visse fra il 371 e il 392 d.C., nella fase di decadenza dell’impero romano; Brenno visse nel IV secolo a.C., in epoca repubblicana. Curioso che la rimozione di una statua abbia provocato un’invasione avvenuta sei secoli prima! Lo humour è fine, il resto un po’ meno.

  2. Von Ungern Sternberg
    Scritto da Von Ungern Sternberg

    Ahahahahah, chissà che faccia farà Repetto quando vedrà questo comunicato XD

  3. La Destra Savona
    Scritto da La Destra Savona

    Ahahahaha Enrico ha un humour davvero fine :D