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Calcio: fair play oppure “furbetti del quartiere” del pallone?

Sport10

Savona. L’arbitro ha appena emesso il triplice fischio ed ha chiuso le ostilità fra le squadre in campo: gli ospiti esultano per il “punticino” che a fatica hanno messo in “saccoccia”, mentre i padroni di casa mestamente lasciano il campo, imboccando il tunnel che porta agli spogliatoi fra i fischi del pubblico, a dir poco stizzito con loro ed anche con il direttore di gara.

Di quale partita stiamo parlando? Ha importanza? Diremmo di no, è una delle tante partite dei campionati italiani, fatte di tattiche difensive basate su schemi, diagonali, applicazione del fuorigioco, ma anche di tutti i sotterfugi possibili ed immaginari per spezzare il ritmo agli avversari, far scorrere l’orologio per arrivare indenni al 90°. Alcune cose nel limite dell’accettabile, altre molto meno.

E’ di questo che vogliamo parlare oggi. A nostro parere è arrivato, infatti, il momento di dire basta, in modo chiaro ed irremovibile, a questa usanza, tipica del nostro calcio, di mettere la palla in fallo laterale quando un avversario è a terra. Ormai sistematicamente, chi perde palla in un maschio contrasto di gioco, senza che l’arbitro gli abbia fischiato il fallo a favore, resta a terra “moribondo” per costringere gli avversari a fermare la ripartenza, costretti dalle urla dei suoi compagni.

E guai se non lo fanno, scene da “far west”, con autentiche “caccia all’uomo” se per caso uno osa continuare l’azione! Nel frattempo il moribondo “sbircia” da sotto l’ascella per vedere cosa sta succedendo: se i compagni recuperano palla, si rialza facendo appena, appena finta di zoppicare per “cinque passi cinque”, per poi scattare come Pietro Mennea alle Olimpiadi. Se invece la palla viene messa fuori, come da “codice d’onore”, allora resta “in coma” a terra ad attendere massaggiatori, medico sociale, barella… ma appena fuori del campo… tre passi claudicante ed eccolo che sbraita con l’arbitro per rientrare subito e non lasciare la sua squadra in dieci nemmeno per un minuto.

Fair play? Questa è una parola inglese e chi guarda in tv la Premier League può testimoniare che oltremanica non ci pensano nemmeno a fare qualcosa del genere!

Scene poco edificanti… vogliamo metterci un freno? Che soluzioni adottare? Ogni tanto qualche allenatore, anche di grido, insorge per dire “Ho dato disposizione ai miei giocatori di non fermarsi se l’arbitro non fischia”, ma poi, dopo dieci minuti di gioco, i suoi uomini fanno l’esatto contrario. Fair play? Ma allora perché, chi poi restituisce palla, lo fa buttandola indietro di almeno cinquanta metri? Che ci stanno a fare arbitro, guardalinee ed affini…? Non sono forse in grado di stabilire (meglio di chi è “di parte”) se chi è a terra deve essere soccorso urgentemente? 

Quanto è cambiato il calcio. Altro esempio? Anni fa, quando l’arbitro “scodellava una palla a due”, sembrava che chi si contendeva il pallone volesse sradicarlo dai piedi dell’altro… ora fanno a gara a tirarsi indietro, lasciando la sfera all’avversario, cosicché questi per fair play la debba restituire…

Il football è nato come gioco maschio, facciamo tutti assieme qualcosa perché torni ad esserlo.

Claudio Nucci

Nella foto del 1966: palla a due a pochi metri dalla linea di porta.

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