Aresti in campo a Forlì nonostante i guai alla spalla: "La squadra aveva bisogno di me, l'adrenalina non ti fa pensare al male" - IVG.it
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Aresti in campo a Forlì nonostante i guai alla spalla: “La squadra aveva bisogno di me, l’adrenalina non ti fa pensare al male”

Savona. A Forlì non sarebbe dovuto scendere in campo, ma l’estremo difensore del Savona Simone Aresti è stato più forte del dolore e dei guai fisici ed ha giocato. Dopo il rigore parato e la prestazione maiuscola contro l’Alessandria, Aresti si è ripetuto anche in Romagna, nonostante l’infortunio alla spalla che lo tormenta: “Non dovevo giocare – racconta -. Sono salito sul pullman sabato e avevo male. Ma domenica mattina ho parlato coi mister ed eravamo d’accordo: un infiltrazione e gioco! Troppo importante l’appuntamento: c’era da soffrire, pur di stare vicino alla squadra”.

“Eppure non ho sofferto più di tanto – continua Aresti-. L’adrenalina fa miracoli; la trance agonistica non ti fa accorgere se hai male. E’ andata bene: perché il dolore alla fine non è aumentato e perché loro non hanno mai tirato dalla parte dove potevo avere più problemi; nell’unico caso capitato, ho preferito uscire di piede”.

Dopo l’esordio in serie A, sempre un infortunio alla spalla ha messo a rischio la carriera del numero uno del Savona: “E’ vero, è stato un momento brutto. Sono stato fermo un anno e ho pensato anche di smettere. Ringrazierò tutta la vita mister Corda che mi ha dato fiducia. Mi ha fatto tornare la voglia di giocare, di rimettermi in gioco. Di dimostrare che sì, potevo ancora esprimermi ad alti livelli. Mai arrendersi: ecco l’ insegnamento più grande”.

L’anno scorso Aresti è salito alla ribalta per aver segnato due gol. Con l’Alessandria ha parato il primo rigore in carriera: “Qual è stata l’emozione più forte? Domanda da un milione di dollari (ride, n.d.r.). Me l’hanno chiesto anche tanti amici. Certo, segnare è un evento straordinario. Ma non è mio compito: io devo evitare che l’avversario faccia gol. Per questo sono più legato al rigore parato: perché ho fatto il mio dovere ed è stata forse una parata decisiva, in un match importante e di fronte a tanta gente”.

Molti dicono che l’estremo difensore biancoblù assomiglia ad Agazzi, portiere del Cagliari: “Vero anche questo. In più, io ammiro tantissimo Achille Coser: ha trent’anni ed è attualmente l’estremo difensore del Vicenza. E’ spettacolare vederlo giocare. Un gatto. Esplosivo. Uno alla Frey, per intenderci” precisa Aresti.

In estate è arrivato il rinnovo del contratto. Aresti fa parte del nuovo corso del Savona: “E ne sono felicissimo. A Savona si sta da dio. C’è il mare e ricorda la Sardegna. E poi mi sono trovato benissimo coi liguri. Dicono che sono tirchi, ma è una fesseria: è gente generosa, con la quale riesci ad instaurare rapporti profondi. A Braglia e Corda avevo dato la mia parola l’anno scorso, dopo il match col Lecco che è valso la salvezza: rimango! Il progetto è interessante e la società è solidissima. Non ci hanno chiesto di vincere subito: partiamo da una tranquilla salvezza e poi potremo costruire qualcosa di più importante. Siamo solo all’inizio”.

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