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Savona Calcio, la famiglia Persenda: tre generazioni in maglia biancoblù

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Savona. Il Savona ha avuto un grandissimo capitano. Si chiama Valentino Persenda. Vanta il record di presenze in biancoblù, 317 escluse le amichevoli. Per tutti è “Roccia”: giocava difensore e, banalmente, non faceva avvicinare nessun centravanti all’area di rigore. “Come? Semplice! Intanto prima della partita gli ringhiavo contro, facendogli capire chi comandava. Dove vuoi andare, tu…“, racconta. E poi, giù, a snocciolare aneddoti. “Scriviti questa formazione: Anzolin, Gori, Leoncini, Castano, Vercellino, Salvadore, Favalli, Del Sol, De Paoli, Cinesinho, Menichelli. Sai chi sono? Gli undici della Juve che vennero a rubarci la partita al Bacigalupo in Coppa Italia. Vinsero 1-0 ai supplementari, ma meritavamo noi. Io marcavo Menichelli: non ha toccato boccia”. Ma è vero che gira ancora con la figurina Panini in tasca? “Certo. La uso anche se mi ferma la Polizia. Per far capire con chi hanno a che fare”.

Facile vederlo giocare in Piazza Sisto Quarto con i bambini. “Non c’è niente di più bello che tirare con loro due calci al pallone. Quanti ricordi…Corso Ricci, i Cicerin Boys con Dante, il mio allenatore. Il calcio per me era tutto, divertimento, ma anche il mio lavoro. I miei due figli, Fabrizio e Stefano, sono stati calciatori, ma hanno studiato. Perché non si può vivere di solo calcio”. “Tornare al Bacigalupo è sempre un’emozione. Quante partite, quanta gente. La serie B. Mi vengono i brividi a ripensarci”.

“Un consiglio ai giovani calciatori – si lascia infine andare “Roccia” -. Giocate con passione! E rinunciate al frivolo, perché per arrivare in alto bisogna fare sacrifici”.

Fabrizio Persenda, il figlio più grande, ha esordito in serie C col Savona. Il fratello Stefano è arrivato fino agli “Allievi”, prima di togliersi grosse soddisfazioni fra i dilettanti: difensore col vizio del gol e dei campionati vinti. “Il Savona è stato una scuola di vita – dice Stefano -. Ricordo la Coppa Pacella, le partite a sette sul campetto del Sacro Cuore. L’emozione dell’esordio con la maglia biancoblù la porterò sempre con me. Giocavo in avanti, poi a centrocampo, infine in difesa: si vede che era un destino di famiglia…”.

“Se hai fatto tanto sport – chiude Stefano – impari a relativizzare tutto. A non vivere solo per le vittorie, ma a cogliere anche gli aspetti educativi delle partite. Di qualunque sport si tratti, non solo del calcio”. Il figlio di Stefano, Amerigo, classe 2005, da quest’anno gioca nella scuola calcio del Savona. Ha provato, gli è piaciuto e torna volentieri: tre generazioni di Persenda, tre generazioni biancoblù… “Mio nonno era difensore. Il papà anche? Si, lo so. Ma a me piace giocare davanti. Mi piace far gol”, dice con un largo sorriso che solo un bambino può regalare. E poi via, a rincorrere un altro pallone…

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