Noli, via Belvedere: tutti assolti dall'accusa di disastro colposo, un rinvio a giudizio per falso - IVG.it
Cronaca

Noli, via Belvedere: tutti assolti dall’accusa di disastro colposo, un rinvio a giudizio per falso

Noli. Tutti assolti dall’accusa di disastro colposo gli imputati del processo sulla frana nolese che aveva colpito il cantiere di via Belvedere. Il gip Fiorenza Giorgi ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere “perché il fatto non sussiste”.

Il tribunale ha così prosciolto Giuseppe Rivarossa (presidente della Z&R Srl, società costruttrice), Giovanni Zoppi (amministratore delegato della stessa), Giampietro Filippi (geologo nominato dalla committenza), Maurizio Passalacqua (amministratore della TP Perforazioni Srl, cui erano stati subappaltati lavori per le fondazioni), Roberto Carozzo (direttore dei lavori per la TP Perforazioni), Simona Rosso e Donato Fotia (della ScavoTer che si occupava dei lavori di rimozione di terra e roccia). L’ingegner Giovanni Delfino, direttore del cantiere, è stato prosciolto dall’addebito di disastro colposo, ma è stato rinviato a giudizio per la sola accusa di falso.

L’inchiesta della Procura era partita dopo che, il 14 dicembre del 2009, era stato necessario evacuare per motivi di sicurezza alcune palazzine (in tutto ventisei alloggi). C’era infatti un rischio di crolli per un “grave dissesto statico” e così il sindaco aveva poi firmato l’ordinanza di sgombero.

L’indagine coordinata dal procuratore capo Francantonio Granero e dal sostituto Chiara Maria Paolucci aveva portato ad indagare i responsabili del cantiere per l’autorimessa interrata con 174 box privati che aveva creato le crepe, i problemi di staticità, e di conseguenza l’evacuazione delle palazzine di via Belvedere.

Resta aperta la posizione giudiziaria dell’ingegner Delfino, rinviato a giudizio per falso ideologico. Secondo l’accusa, nella perizia tecnica che aveva consegnato al Comune di Noli dopo la sospensione dei lavori (imposta il 12 ottobre 2009), il professionista avrebbe falsamente attestato “la stabilità del cantiere e della zona a monte dello scavo” e anche che non vi erano “fenomeni di dissesto dovuti all’esecuzione delle opere per la realizzazione delle autorimesse interrate”.

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