La denuncia degli agricoltori: "Le nostre aziende uccise dalla burocrazia" - IVG.it
Economia

La denuncia degli agricoltori: “Le nostre aziende uccise dalla burocrazia”

azienda agricola

Albenga. “Le aziende agricole sono sempre più soffocate dalla burocrazia e dall’attività amministrativa asfissiante imposta dal Governo. Il peso delle normative burocratiche grava su tutti gli imprenditori agricoli, ma è maggiormente sentito nei settori olivicolo e vitivinicolo. Più volte l’anno, infatti, queste tipologie di aziende, nell’ambito della gestione di denominazione di origine, devono fare i conti con numerose pratiche per dare maggiori garanzie al consumatore su provenienza e qualità del prodotto. Pratiche burocratiche che gravano pesantemente sulle aziende, in particolar modo su quelle piccole e medie imprese”: a denunciarlo è la Confederazione Italiana Agricoltori di Savona.

“Tempo di predisposizione delle domande e della documentazione di corredo in funzione delle diverse misure e delle diverse date di presentazione; tempo di correzione di eventuali anomalie, che è funzione della complicazione burocratica dei provvedimenti e dei diversi sistemi di istruttoria e controllo; rischio di dimenticanza o di ritardi nella presentazione delle domande, anche esso correlato alla complicazione burocratica ed alla moltiplicazione di misure e date di intervento – si legge in una nota – Tutti fattori negativi, che ricadono sulle imprese, che quindi rispetto a quelle di altri Paesi europei economicamente avanzati risultano pesantemente penalizzate”.

“Garanzie e controlli sui prodotti sono indispensabili – dichiara il presidente provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori di Savona Aldo Alberto – ma per le piccole-medie imprese troppa burocrazia significa aumentare i costi gestionali di conseguenza anche il rischio chiusura. È necessario che qualcosa venga snellito. Qualcosa ad oggi è stato ottenuto ma il carico di lavoro per i nostri imprenditori è ancora eccessivo e questo comporta rischi troppo alti che il nostro settore non si può permettere. Mentre nella viticoltura la denominazione di origine dà un valore aggiunto ai nostri prodotti, spingendo i produttori a non mollare il lavoro nonostante il carico burocratico, nel settore olivicolo si registrano maggiori problemi. A nostro avviso, infatti, il piano di controllo sull’olio è una delle cause che non fa decollare lo sviluppo della denominazione di origine. Rispetto alla produzione complessiva del nostro olio, quella certificata ammonta sui 5 mila quintali. Questo vuol dire che gli olivicoltori rinunciano a quel valore aggiunto che la Dop potrebbe garantire solo per la ‘montagna di carta’ che sistematicamente devono compilare”.

Questi sarebbero solo alcuni degli aspetti che ricadono negativamente sul settore agricolo. Esisterebbero altri fattori contingenti che oltre a penalizzare gli imprenditori ricadrebbero anche sullo sviluppo del territorio, come ad esempio le autorizzazioni per gli interventi agronomici. Nonostante queste siano operazioni che dovrebbero rientrare nell’ordinaria manutenzione, quando gli agricoltori devono ripristinare muretti a secco crollati, recuperare terreni abbandonati o sostituire alcune piante morte, grazie ai vincoli idrogeologico e ambientale, devono seguire lo stesso iter burocratico di un intervento urbanistico.

“Con il loro lavoro gli agricoli contribuiscono allo sviluppo del territorio – continua Alberto – Nessuno vuole deturpare niente, anzi, semmai apportare delle migliorie, in particolar modo nell’entroterra, dove le coltivazioni spesso e volentieri vengono abbandonate. Certi interventi effettuati dagli agricoltori dovrebbero essere incentivati, eppure abbiamo la sensazione di essere penalizzati. Le norme devono esistere, certo, ma ricostruire un muretto a secco crollato non è la stessa cosa che costruire una casa. Per questo motivo, la Regione dovrebbe modificare le norme, lasciando una corsia preferenziale agli imprenditori agricoli che devono fare interventi di ordinaria manutenzione, perché sono sempre più numerosi gli agricoltori che si scoraggiano e che preferiscono lasciare perdere il lavoro quando si accorgono che devono affrontare gli stessi adempimenti dei costruttori. Se si vuole incentivare l’agricoltura e lo sviluppo dell’entroterra, bisogna evitare che per il mondo agricolo la spesa monetaria per la parte burocratica superi quella dell’intervento stesso. Agli imprenditori agricoli le autorizzazioni devono costare meno perché in una realtà piccola come la nostra incidono pesantemente sul bilancio aziendale. Per questo motivo chiediamo alla Regione Liguria che per il nostro settore riveda la legge finanziaria che prevede l’applicazione di una tassa che varia da 100 a 1000 euro per ogni autorizzazione rilasciata da un ufficio regionale”.

“Secondo questa legge, la Regione, caso per caso, stabilirà quanto sarà la cifra precisa alla quale imprese e privati saranno assoggettati, noi chiediamo che per gli imprenditori agricoli che necessitano di numerose autorizzazioni come il patentino per i fitofarmaci, l’estirpazione di vecchie piante e altre autorizzazioni di ordinaria manutenzione, vengano applicate le quote minime altrimenti risulterà un ulteriore balzello che potrebbe mettere in ginocchio molte imprese in difficoltà che già devono fare i conti con gli alti costi di gestione”.

In agricoltura, come per altri settori, tutte le complicanze burocratiche, da una parte portano un aumento dei costi a carico delle imprese e dall’altro la difficoltà oggettiva della gestione burocratica con un sovraccarico di lavoro che in questo momento di particolare crisi per aziende risulta decisamente insopportabile.

“Al vaglio del Governo sono previste nuove normative che non agevoleranno il lavoro degli agricoltori ed è per questo che la Cia continuerà la sua battaglia per evitare che la vita degli imprenditori agricoli diventi impossibile – conclude Alberto – La sicurezza sul lavoro è di fondamentale importanza, certo, ma costringere gli imprenditori a costruire delle tettoie sulle botti di gasolio o prendere un’apposita patente per guidare un trattore o qualsiasi altra macchina agricola quando possono guidare camion o pullman, rasenta veramente il ridicolo”.

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