Protesi al seno difettose, Ciangherotti: "Dopo sentenza Tar il primario Bormioli chieda scusa" - IVG.it

Protesi al seno difettose, Ciangherotti: “Dopo sentenza Tar il primario Bormioli chieda scusa”

eraldo ciangherotti

Albenga. “Se le donne residenti in Liguria che hanno subito un impianto al seno con protesi Pip, da oggi potranno chiedere l’espianto delle stesse e il reimpianto, tutto a carico del Servizio Sanitario Nazionale, anche in assenza di danni fisici o precise indicazioni del medico, ma solo per il timore di possibili ripercussioni sulla propria salute, allora mi auguro adesso, di fronte alla sentenza di un Tribunale, il Dott. Mariano Bormioli, Primario della Chirurgia Plastica dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, chieda scusa alle donne e faccia una bella retromarcia sul considerare ‘stupide’ le mie denunce di qualche tempo fa, in merito all’apprensione di molte pazienti, alcune albenganesi, sulla vicenda internazionale delle protesi al seno difettose dell’azienda francese Poly Implant Prothèse (PIP)”. Lo dichiara Eraldo Ciangherotti, commentando la decisione del Tar del Lazio (Presidente Italo Riggio, Rel. Giulia Ferrari) che, accogliendo il ricorso del Codacons, ha ordinato al Ministero della Salute di rivedere e correggere l’ordinanza con cui fissa dei limiti eccessivi all’espianto e al reimpianto delle protesi Pip.

“L’ho detto qualche mese fa e torno a ripeterlo – prosegue Ciangherotti – Siccome si sa ancora poco del silicone industriale usato per produrre le protesi, anche se, secondo il recente parere urgente del Consiglio Superiore di Sanità, è già noto a tutti che si tratti di materiale non corrispondente agli standard internazionali, è bene che le donne che hanno fatto ricorso alla plastica del seno verifichino subito la marca di protesi impiantata e, se ciò non è possibile, chiedano consulenza quanto prima al chirurgo che ha effettuato l’intervento. Anzi, dovrebbero essere proprio i primari medici del settore a dover richiamare per primi le pazienti, per rassicurarle ed eventualmente per aiutarle a decidere cosa fare. La paura e lo stato psicologico di angoscia determinato dallo scandalo che ha coinvolto le protesi Pip, sono elementi sufficienti a giustificare l’espianto e il reimpianto a totale carico del ssn. Anche un Odontoiatra, piaccia o no al Dott. Bormioli, capisce questi concetti elementari”.

“Per di più, come Assessore di una comunità – continua Ciangherotti – non sono disposto a coprire la “casta” delle aziende farmaceutiche, quando c’è di mezzo la salute della gente comune. Non bisognava aspettare il pronunciamento di un TAR, per dare risposta all’apprensione di alcune pazienti, se a tutte le donne che in tutto il mondo portano impiantate protesi mammarie della Pip e M-Implant (altro nome con cui sono state commercializzate le stesse protesi) l’Oms aveva già consigliato di consultare quanto prima il loro medico o un chirurgo se provavano dolore, sospettavano una rottura o per qualunque altra preoccupazione”.

“Sicuramente, di fronte ad un sospetto, è meglio eseguire almeno una Risonanza Magnetica per verificare l’integrità della protesi e il suo corretto posizionamento. Se poi sono stati messi in commercio centinaia di migliaia di protesi al seno riempite con un silicone non conforme che risulta irritante per i tessuti e che sembra essere responsabile di elevati tassi di rottura della protesi, oltre ad eventuali maggior rischi di cancerogenicità ancora da definirsi bene, allora è importante che le donne si rivolgano immediatamente a validi specialisti del settore per una più accurata valutazione del caso” conclude Ciangherotti.

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