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Pedofilia, archiviato il caso Lafranconi: ma l’ex vescovo non avrebbe impedito gli abusi

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Savona. Caso giudiziario archiviato per prescrizione del reato: si chiude così, in sede penale, la vicenda che vedeva l’ex vescovo di Savona, Dante Lanfranconi, indagato per concorso in atti sessuali su minori per non aver impedito ad alcuni sacerdoti della diocesi di compiere atti di pedofilia.

Il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi ha oggi firmato l’ordinanza di archiviazione, in base agli elementi esaminati, ma nell’atto ha evidenziato che “è astrattamente configurabile” l’omissione nell’impedire il verificarsi degli eventi, che equivale a cagionarli. Ossia monsignor Lafranconi avrebbe “coperto”, pur essendone a conoscenza, le attitudini pedofile di almeno due preti della sua comunità ecclesiale.

Doppio esito, quindi, giudiziario da una parte e morale dall’altra; due aspetti non coincidenti per le formalità normative. L’opposizione alla richiesta di archiviazione era stata avanzata dall’associazione della Rete L’abuso, che tutela le vittime di sacerdoti pedofili ed è rappresentata da Francesco Zanardi.

Secondo lo stesso Zanardi, che da mesi accusa la diocesi di insabbiare i casi, monsignor Lafranconi era al corrente degli abusi avvenuti all’interno della curia savonese, ma non fece nulla perché venissero alla luce. Un’argomentazione constatata nel verbale odierno di archiviazione, che però in quanto tale non comporta conseguenze penali. Il successore, Domenico Calcagno, agì diversamente e rimosse i due sacerdoti dagli incarichi (comunità per minori disagiati) di cui erano responsabili.

La richiesta di riaprire il procedimento contro Lafranconi faceva leva sul fatto che uno dei casi di abusi sarebbe avvenuto su un minore di 14 anni e, di conseguenza, vista questa circostanza, con aggravante che avrebbe allungato la prescrizione da 10 a 15 anni. Una tesi che però non è stata accolta dal gip, che ha constatato la prescrizione del reato.

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