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Calcio amarcord, Albenga. Elvio Rumazza: “mediano” dai piedi raffinati, testa alta e gioco di prima alla Falcao

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Albenga. Gente tosta gli ingauni, già dai primordi della loro storia hanno il coraggio di allearsi con Cartagine contro Roma. Poi cercano di resistere ai Goti, ai Longobardi e non si lasciano sfuggire l’occasione di partecipare alla Prima Crociata. Sembra che abbiano spaventato persino i Saraceni, figurarsi gli avversari su un campo di calcio.

Ma oggi, in questo settore, non navigano in acque consone al loro nobile lignaggio ed allora, tanto per rinverdire tempi migliori, vogliamo omaggiare i tifosi bianconeri con un nostro “top undici” fatto con giocatori degli anni ’60, con l’auspicio che anche i più giovani possano tornare a vederne di simili all’Annibale Riva, all’epoca uno dei pochi campi in erba della Liguria.

Eccoli: 1 Carabba, 2 Galindo, 3 Bulfoni, 4 Cazzola, 5 Neuhoff, 6 Rumazza, 7 Seghezza, 8 Gabrielli, 9 Testa, 10 Celiberti, 11 Ciotti. A completare l’ipotetica rosa: Franchi, Malco, Ramella, Casazza, Zago, Portento, Panucci.

Sono di quegli anni i ricordi più belli dei tifosi albenganesi e l’incontro ad Arenzano con uno di quei giocatori di allora è stato spunto per ravvivarli.

Elvio Rumazza, classe 1938, è ancora “tirato a lucido” come allora: elegante mediano alla Falcao, sembra lo stesso delle foto in bianco e nero che lo mostrano in festa con i compagni al L. Ferraris di Marassi al termine dello spareggio promozione con la Sestrese per il passaggio in Serie D (vittoria 1-0).

Bei tempi, grande squadra e magnifico pubblico, che gremiva sempre lo stadio (addirittura straripante in occasione dei sentitissimi derby con Imperia ed Alassio), seguendo numeroso la squadra persino nelle trasferte in Toscana e – perché no? – anche nei ritiri della preparazione estiva a Ponte di Nava ed in quelli pre-partite casalinghe a Castelvecchio di Rocca Barbena (ndr, antico borgo situato in Val Neva, sulla strada Provinciale che da Albenga porta a Garessio, collegato al nome del mercenario “Bastian Contrario”) per abbinare la passione calcistica ai piaceri culinari dell’entroterra ligure/cuneense. Tutte occasioni favorevoli per stare vicino ai
propri beniamini, alimentare il clima goliardico attorno alla squadra ed alleggerire la fatica degli allenamenti dei giocatori che si sentivano parte integrante della città.

E già, perché gli allenatori dell’epoca non scherzavano con i carichi di lavoro, la parte atletica – pur non trascurando quella tecnica – era preponderante. Fra i tecnici di allora ricordiamo Balloni, Ventimiglia, Becattini, Amoretti e Viviani. Dopo un’autentica dichiarazione d’affetto al primo: “E’ lui che mi ha valorizzato”, Rumazza ci racconta una curiosità su uno di loro: “Ex portiere della Juventus degli anni Trenta, Ugo Amoretti aveva allenato anche in Mozambico ed aveva segnalato a diverse società italiane, fra cui proprio la Juve, un ancora sconosciuto Eusebio, prima che approdasse dall’Africa al Benfica e diventasse capocannoniere ai Mondiali del 1966 in Inghilterra, tanto da essere considerato, in quel periodo, secondo forse al solo Pelé”.

Per completare le citazioni, non possiamo non nominare fra i presidenti Aicardi, Malco e Delminio, grandi personaggi cittadini. Prima di arrivare all’Albenga, Rumazza fa tutta la trafila nel settore giovanile del Genoa, coppia fissa col coetaneo Franco Rivara (che poi diventerà capitano e bandiera del Genoa) anche al Torneo di Viareggio, passa poi alla Veloce di Savona (in un’operazione di scambio con Luciano Teneggi, che approderà in seguito a Torino, Catania e Foggia) e quindi – complice il servizio militare alla Caserma Turinetto – eccolo nella città ingauna, dove con Celiberti e Ciotti viene anche convocato nella Rappresentativa Ligure che arriva alla finale nazionale del Torneo.

Personaggio d’antan, nel senso più positivo del termine, Rumazza non è tipo da auto-celebrazione e dei tanti anni ad Albenga (che ricorda con grande piacere per il feeling che aveva con il pubblico che definisce “straordinario”), ci racconta un’altra curiosità: “Prima dello spareggio con la Sestrese, avevamo battuto in semifinale il Pontedecimo, che annoverava tra le sue fila ottimi giocatori. Ebbene ben cinque di loro, l’anno successivo giocavano con noi: erano Carabba, Bulfoni, Cazzola, Gabrielli e Seghezza. Con Casazza e con Ciotti invece ci incontriamo ancora spesso e volentieri, magari con la scusa di andare a rifornirci in qualche frantoio dell’olio più gustoso della Liguria”.

Elvio Rumazza ha poi chiuso la carriera nell’Arenzano, dove i suoi compagni di allora lo considerano tuttora la migliore espressione calcistica della loro generazione.

Prima dei saluti, parla ancora dell’affetto della gente di Albenga, esternato con partecipazione e commozione anche agli addii dei compianti Gianni Franchi (“Anche i suoi due figli gemelli hanno vestito la maglia bianconera”), Luciano Testa (“Grandissimo goleador, ha giocato in B nell’Alessandria ed in A nel Lanerossi Vicenza, prima di diventare la bandiera dell’Albenga”), Vincenzo Celiberti (“Nato a Roma ed ex giocatore del Foligno, di passaggio ad Albenga anche lui per il servizio militare, si era integrato a tal punto da stabilirsi nella città delle Cento Torri”). 

Claudio Nucci

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