Cronaca

L’assistente sociale di Cairo torna al lavoro nell’ufficio dove fu aggredita: “Vorrei garanzie per il mio futuro”

Cairo M. Da circa quindici giorni è rientrata al lavoro nella sede dei Servizi sociali di Cairo Montenotte, lo stesso ufficio dove, il 21 febbraio del 2011, aveva subito una brutale aggressione da parte di Josè Francisco Galvis Formica, un cinquantenne italo-colombiano che da tempo era seguito dagli operatori cairesi. Veronica Meinero, 28 anni, che da quasi quattro anni fa l’assistente sociale a Cairo, però non svolge più lo stesso ruolo all’interno dell’ufficio.

Troppo difficile tornare a sedersi alla scrivania dove, prima di quella maledetta mattina, si sedeva ogni giorno per ricevere gli utenti dell’ufficio. E così Veronica – come racconta lei stessa – ha preferito passare ad un lavoro di “back office” nel quale non è obbligata ad avere un contatto diretto con il pubblico: “Mi è stato proposto di cambiare mansione ed ho accettato, ma non credo che sarebbe potuta andare diversamente” ammette la giovane. L’assistente sociale cairese, a distanza di un mese dalla fine del processo al suo aggressore (la sentenza è stata pronunciata il 26 gennaio scorso), sta cercando di voltare pagina e riprendere piano piano in mano la sua vita, ma dimenticare non è facile.

La condanna a dieci anni e otto mesi di reclusione inflitta all’uomo – ritenuta congrua dal legale che ha seguito la sua costituzione di parte civile nel procedimento, l’avvocato Paolo Nolasco, – infatti non può bastare a cancellare quello che le è capitato. Una vicenda che l’ha segnata profondamente, dal punto di vista fisico (alla giovane è stata riconosciuta un’invalidità del 48%) e psicologico, ma che non le ha fatto perdere la voglia di fare questo lavoro: “E’ quello che mi piace fare, non è giusto che io debba rinunciarci dopo quello che mi è successo. Certo tornare ogni giorno in quell’ufficio non è facile”. L’assistente sociale cairese però preferisce non ripercorrere con la mente quel giorno: “Vorrei parlare di altri aspetti di questa storia. Per esempio della sicurezza: ho paura del momento in cui quell’uomo avrà scontato la sua pena, sarò tutelata? Temo che dopo tutto quello che è successo lui torni a cercarmi e vorrei avere delle garanzie”.

Veronica Meinero infatti ricorda: “Già una volta, nonostante io avessi segnalato che qualcosa non andava, non sono stata protetta”. La giovane si riferisce al fatto che, tre mesi prima dell’aggressione, aveva scritto al tribunale e ai carabinieri di aver subito delle minacce da parte di Formica: “In quel momento gli incontri protetti con i suoi figli erano stati interrotti e lui mi aveva detto che se non facevo qualcosa per farglieli rivedere ci avrebbe pensato lui”. Dopo quell’episodio la giovane aveva ottenuto di non dover più seguire il caso dell’uomo. “La pratica era tornata nelle mani della collega che io avevo sostituito e che nel frattempo era tornata a lavorare. Per quel che so io, l’ufficio poi aveva un pò perso di vista Formica e non l’aveva più ricontattato. Penso sempre che, magari, se in quei mesi avessimo seguito di più la sua pratica, tutto questo non sarebbe successo” racconta Veronica Meinero. “L’importante è che questo serva di lezione per il futuro, non voglio che capitano di nuovo cose del genere”.

Un futuro, quello dell’assistente sociale che è dipendente della cooperativa “Lanza del Vasto” di Genova, sul quale pesa anche la paura della precarietà: “Purtroppo non ho alcuna garanzia. A giugno scade il mio contratto con il Comune di Cairo e non ho notizie certe sulla mia posizione. Ho quasi dato la vita facendo il mio lavoro, credo di avere il diritto di essere maggiormente tutelata per il mio futuro. Tra l’altro ora sono anche stata costretta a dimezzare il mio orario, passato da full time ad un part time. Dopo l’incidente avevo ricevuto la solidarietà e la vicinanza delle istituzioni, ma ora sono spariti tutti” spiega Veronica Meinero.

“Il sindaco di Cairo non l’ho più visto, mia mamma l’aveva cercato e a settembre avrebbe dovuto incontrarlo, ma l’appuntamento è stato disdetto e non l’abbiamo più sentito. Visto che il mio lavoro dipende dal Comune credo di avere il diritto di avere delle risposte certe”. La paura della giovane e quella di essere dimenticata: “Non voglio speculare su questa vicenda, chiedo solo a chi mi ha fatto delle promesse di mantenerle”.

Nel luglio scorso, Veronica Meinero, al quale il tribunale ha riconosciuto una provvisionale da 150 mila euro (dei quali non vedrà un centesimo visto che Formica non possiede nulla), ha anche conseguito la laurea specialistica in Direzione Sociale e Servizio alla persona, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova. Un traguardo importante che però non basta ancora per restituire il sorriso ad una ragazza di 28 anni sulla quale, quel maledetto giorno di un anno fa, si è aperta una ferita difficile da rimarginare.

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