Cronaca

Giro di permessi di soggiorno falsi: nuova udienza del processo con 71 imputati: sentiti i primi testimoni

Tribunale

Savona. Nuova udienza questa mattina in tribunale del processo per una vicenda, che risale al 2004, che riguarda un giro di permessi di soggiorno, rinnovi di permessi e ricongiungimenti familiari che venivano chiesti per immigrati extracomunitari (la maggior parte dei quali albanesi), allegando alle domande contratti di affitto falsi.

A giudizio sono finite settantuno persone (ma la maggior parte di loro, quelli che devono rispondere dei reati meno gravi, potrebbe beneficiare della prescrizione) tra cui ci sono anche Artur Lika, 36 anni, e una bosniaca, Maksuma Advicevic, di 57, che avrebbero collaborato con Can Lika (il fratello del primo), ritenuto il dominus del giro (era il titolare dell’ominima agenzia di affari con sedi a Savona, Calizzano e Albenga) e che in sede di udienza preliminare aveva chiuso la sua vicenda giudiziaria patteggiando una pena di due anni e sei mesi di reclusione insieme a un connazionale, Artur Domi.

Le persone indagate erano 81 e le accuse variavano dall’associazione per delinquere (a carico dei cinque componenti dell’organizzazione che aveva ordito il piano dei permessi facili) appunto alla truffa aggravata, al falso ed alle violazioni specifiche della legge sull’immigrazione. Secordo quanto ricostruito dagli investigatori nel corso delle indagini la mente dell’associazione sarebbe stata appunto Lika, titolare dell’omonima agenzia d’affari con sedi a Savona, Calizzano e Albenga che fino al 2004 avrebbe continuato a fornire permessi facili ai connazionali.

Secondo l’accusa tutto sarebbe ruotato attraverso il rilascio di contratti di affitto falsi, condizione necessaria per dare avvio alle pratiche presso l’Ufficio stranieri della questura. L’organizzazione si sarebbe procurata i dati di alcuni immobili del Savonese, compresi quelli dei proprietari; dati che sarebbero stati poi inseriti nei falsi contratti di locazione.

Contratti “regolarmente” firmati (ma in realta’ la firma in calce era falsa) dai proprietari, i quali ignoravano quanto stava accadendo. In cambio, gli stranieri riconoscevano a Lika e “soci” un corrispettivo, solitamente di circa 2 mila euro a pratica. Ieri in aula sono stati sentiti i primi testimoni ed il processo è stato poi rinviato al 6 giugno.

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