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Passaporti brasiliani falsi, chiusa l’inchiesta: tra gli oltre 60 indagati anche un funzionario del Ministero e un impiegato comunale

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Savona. L’indagine della Procura sui passaporti falsi concessi a cittadini brasiliani “jure sanguinis”, grazie a una legge italiana del 1992, e basate, secondo l’ipotesi dell’accusa, su alberi genealogici e discendenti del tutto fittizzi, inventati o riciclati, è conlcusa. Nei giorni scorsi dall’ufficio del sostituto procuratore Alessandra Coccoli, titolare dell’inchiesta, sono infatti partite le notifiche di fine indagine per le persone coinvolte (più di sessanta). Tra gli indagati figurano però oltre una cinquantina di cittadini brasiliani la cui posizione nella vicenda è marginale: devono rispondere dell’accusa di utilizzo e presentazione di atto falso. Al centro dell’inchiesta della Procura ci sono invece le posizioni dei “mediatori”, ovvero coloro i quali si occupavano di seguire l’iter delle domande dei cittadini brasiliani in Italia.

Ad essere accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina i titolari (M.T.C., brasiliana con nonno calabrese, ed il compagno italino C.P.) dell’agenzia “Spazio Brasil” di Cairo Montenotte, specializzata proprio in queste pratiche, oltre ad altri cinque intermediari di un’agenzia con sede a Savona. Nei guai è finito anche un funzionario italiano del Ministero degli Esteri, distaccato all’epoca all’ambasciata di Brasilia, S.G., 47 anni, che è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso ideologico e materiale, peculato. Secondo la polizia infatti gli imbrogli avvenivano a monte, in Brasile, dove un ruolo lo avrebbe avuto appunto il funzionario. Infine è stato indagato anche un impiegato dell’Ufficio anagrafe del Comune di Savona, C.L., 52 anni, al quale la Procura ha contestato le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, omessa denuncia, falsità ideologica, soppressione, occultamento e distruzione di atti. Il pm Coccoli sarebbe arrivata alla conclusione che l’uomo non poteva non essersi accorto che le pratiche erano irregolari.

L’indagine della squadra mobile sul business delle false parentele e discendenze, che si snodava tra Brasile, Londra e la provincia di Savona ed aveva portato alla denuncia a piede libero di 68 persone, era stata avviata nel marzo 2010 prendendo le mosse dall’esposto e dalla documentazione consegnate dal sindaco di Cairo Montenotte relativa alle cittadinanze rilasciate dal Comune valbormidese, l’elenco dei richiedenti e gli accertamenti eseguiti dalla polizia municipale. In tutto si trattava di 55 pratiche delle quali 10 sono poi risultate irregolari. L’inchiesta della squadra mobile si era quindi estesa (c’era stato anche un viaggio in Brasile) e sotto la lente di ingradimento erano finite 360 pratiche (definite o pendenti) avviate anche in altri Comuni della provincia(Spotorno, Millesimo e Savona).

Questo era stato il bilancio degli accertamenti della Questura: a Millesimo, sette pratiche si erano rivelate irregolari su ventuno; a Savona 119 (delle quali 60 si basavano su parentele false, 59 mancavano dei requisiti) su 281. A Spotorno, infine, i tre casi monitorati erano risultati regolari. Le pratiche erano basate su una legge italiana del 1992 che consente ai discendenti di emigrati italiani in Sud America, che non hanno mai rinunciato alla cittadinanza, di ottenere la cittadinanza italiana. Una legge che vuole ricompensare i sacrifici compiuti dall’emigrazione italiana all’estero, ma finita per prestare il fianco, attraverso l’escamotage delle finte parentele, ad una colossale truffa.

Decine e decine di brasiliani, senza averne titolo, infatti pagavano una “mazzetta”, che variava a seconda della difficoltà o meno della pratica, per ricostruire un finto albero generalogico ed assicurare un antenato italiano anche a chi non ce l’aveva. Spesso venivano utilizzati i nomi di persone realmente emigrate, ma decedute. Il passo successivo era la partenza per l’Italia, dove doveva risiedere per un certo periodo chi ambiva al passaporto. In realtà si trattava, come ha scoperto la polizia, di residenze fittizie.

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