Pedofilia, “Pellegrinaggio della verità”: Zanardi è arrivato a Varazze - IVG.it

Pedofilia, “Pellegrinaggio della verità”: Zanardi è arrivato a Varazze

Francesco Zanardi

Savona. Questa mattina alle 11 circa è partito dalla Torretta di Savona il pellegrinaggio fino a Roma, a piedi, di Francesco Zanardi, contro gli abusi dei preti pedofili, affinchè siano applicate le linee guida del Vaticano e per farsì che le vittime di questi crimini si uniscano a lui durante la sua marcia. “Pellegrinaggio per la verità, 22 settembre 2011” e “Tieni il ‘pretofilo’ fuori dalla porta dei bambini”, le scritte stampate sulla maglietta del presidente dell’associazione L’Abuso.

“Attualmente Francesco si trova a Varazze, un po’ stanco non essendo abituato a camminare così a lungo, ma molto soddisfatto nella sua battaglia, in quanto lungo il suo percorso sta incontrando molte persone che lo salutano o che riconoscendolo si avvicinano e portano con loro le testimonianze di quanto subito da qualche loro familiare. Francesco si dichiara molto scosso emotivamente ed ammette che l’aver dovuto lasciare i suoi più cari amici, i suoi sostenitori, la persona che ama e la sua famiglia, presenti alla partenza per iniziare il suo pellegrinaggio è stata una cosa molto dura, che gli ha fatto versare anche qualche lacrima, ma nonostante ciò non è per nulla pentito della decisione presa. Stasera conta di arrivare fino a Cogoleto, per poi trascorrere la notte a casa e riprendere il cammino domani mattina da
dove s’interromperà stasera” si legge in una nota.

Ad accompagnare Francesco Zanardi questa mattina c’era anche il presidente dell’Associazione piccola casa di Alan, Alberto Sala, che da tempo si occupa di ospitare bambini che hanno subito abusi. “Si fa troppa confusione tra pedofilia e omosessualità – dice Sala – e non si tiene conto che anche per l’organizzazione mondiale della sanità di per sé la pedofilia non è una malattia. L’80 % dei casi di pedofilia sono da ascrivere a persone eterosessuali e per questo bisogna parlare più che altro di pedocriminalità. I genitori non devono iperproteggere i loro figli perché provocherebbero in loro traumi poi difficili da superare, ma devono essere adulti e responsabili a sorvergliarli a distanza quando vanno a scuola, come quando fanno sport o vanno in parrocchia. Devono quindi metterli in guardia da eccessi di affetto da parte di terzi e da possibili regali che possono ricevere da estranei”.

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