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Albenga, violentò lucciola minacciandola con coltello: giudizio immediato per stupratore

Savona Tribunale

Albenga. Nella notte del 22 maggio scorso, sull’Aurelia, nei pressi di Albenga non aveva esitato a mettere un coltello alla gola di una lucciola per violentarla. Il prossimo 5 ottobre, per quel gravissimo episodio, un marocchino, B.C., 27 anni, sarà processato con il rito immediato. La richiesta di giudizio immediato era partita dal pm Giovanni Battista Ferro che si era occupato dell’indagine.

Secondo quanto ricostruito lo stupratore armato di coltello aveva costretto la donna, di origini ucraine, che già altre volte era stata minacciata dallo stesso uomo, riuscendo però a respingerlo, ad avere un rapporto. Lei, paralizzata dalla paura, non aveva potuto fare nulla per evitare la violenza. La ragazza però aveva avuto il coraggio di non restare in silenzio e, in lacrime, si era rivolta ai carabinieri ai quali aveva raccontato tutto nei minimi particolari. Gli elementi forniti dalla giovane avevano così permesso di individuare il responsabile.

Il racconto della vittima era stato confermato anche dagli esami medici (il “Kit Stupro” del Santa Corona aveva dato risposte ben precise che lasciavano spazio a pochi dubbi). La ragazza aveva spiegato che quel ragazzo marocchino già altre volte le aveva dato fastidio ma era sempre riuscita a respingerlo tranne quella notte. Per identificarlo gli inquirenti avevano lavorato tra le foto di archivio: dopo aver visionato centinaia di voto la vittima aveva riconosciuto nel marocchino il suo aggressore. I carabinieri, nonostante fosse irregolare, erano riusciti a rintracciarlo in tempi brevi: i fratelli del ragazzo infatti lavorano e son ben inseriti nel tessuto sociale ed economico della cittadina ingauna ed a Cisano sul Neva.

Proprio grazie alle informazioni raccolte dagli uomini guidati dal Maresciallo aiutante Fulvio Pelusi, Comandante della Stazione Carabinieri di Albenga, era stata individuata la casa del marocchino. A quel punto gli uomini della stazione Carabinieri di Albenga, insieme ai colleghi di Cisano sul Neva, comandati dal Maresciallo Lamonica, erano intervenuti per arrestarlo.

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