Cronaca

Addio a Pepi Morgia, signore delle luci. Molteni: “E’ solo grazie a lui se De Andrè salì sul palco”

Savona. “Un artista internazionale e precursore, un uomo pieno di pudore e delicatezza”. Sono le parole con cui Ferdinando Molteni, giornalista e autore del recente saggio “Controsole. Fabrizio De André e Crêuza de mä”, ricorda Pepi Morgia, il regista e light designer morto ieri a Genova all’età di 61 anni. “Sei mesi fa Pepi è intervenuto alla presentazione del nostro libro su Faber alla libreria Feltrinelli di Genova. Aveva appena fatto scalo in arrivo dalla Sicilia ed era riuscito a partecipare all’evento, insieme alla vedova Patrizia Tenco. E’ stato emozionante avere la sua testimonianza”.

“Ma ancora più toccante – prosegue Molteni – è quando, alla fine della presentazione, ci ha raccontato gli ultimi momenti di vita di Fabrizio, proprio lui, Pepi, che sino agli istanti finali gli era stato accanto. Non ne voleva parlare in pubblico. L’ha fatto con noi, con la sua sobrietà e umiltà, e ora quelle parole risuonano tragicamente”.

Nella chiesa di San Benedetto al porto, a Genova, don Andrea Gallo ha celebrato le esequie del regista ligure: una vita tra le quinte dello showbiz, tra i fondatori del Teatro della Tosse di Genova, esponente di spicco della concezione visuale pop e rock. “Con grande stile ha attraversato la storia della musica italiana – aggiunge Molteni – A lui dobbiamo il De Andrè dal vivo, i concerti dal 1975 in poi. Faber, terrorizzato dall’esposizione sul palco, è stato accompagnato da Pepi Morgia. Pepi intuì il potenziale che avrebbe avuto dal vito e lo seguì sempre, non solo registicamente, ma anche umanamente. Lo spinse ad esibirsi nei live, modificando l’indole refrattaria del cantautore, terrorizzato dal pubblico. Fu sempre lui a regalarci l’unico vero video di un concerto di De Andrè, convincendolo perché fosse realizzato, al teatro Brancaccio”.

Non solo, però, l’uomo dei tour di Faber. “Pepi ha calcato le grandi piazze – dice Molteni – è stato chiamato sulle scene internazionali. Dopo l’incontro che abbiamo avuto alla Feltrinelli, doveva subito partire per la Cina per lavorare ad un festival cinematrografico”. David Bowie, Rudolph Nureyev, Carla Fracci, Luciano Pavarotti: sono solo alcuni nomi per i quali Morgia ha messo a frutto il proprio talento. “E’ stato anche testimone del noto incontro di De Andrè con David Byrne” aggiunge Molteni.

Con una canzone di Alberto Fortis e un piccolo assolo di campane tibetane, nonché i brani cantati da Francesco Baccini e da Vittorio De Scalzi dei New Trolls, si conclusa oggi pomeriggio la cerimonia funebre per l’addio al regista. Molteni, che insieme ad Alfonso Amodio ha raccolto nel saggio “Controsole” una pluralità di testimonianze per ripercorrere aspetti inediti della vita di De Andrè, conclude così il suo ricordo di Pepi Morgia: “Un artista ricco di gusto e di classe, ma anche umiltà, doti assai rare nel mondo dello spettacolo. Non si vantava mai di nulla, nemmeno rievocando le sue tante collaborazioni con personaggi di caratura internazionale”.

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