L’artista savonese Alessio Delfino invitato da Sgarbi alla Biennale di Venezia - IVG.it

L’artista savonese Alessio Delfino invitato da Sgarbi alla Biennale di Venezia

mostra Tarots Alessio Delfino

Alessio Delfino, con la sua ultima serie “Tarots”, è stato invitato da Vittorio Sgarbi presso il Padiglione Liguria della Biennale di Venezia. Delfino è tra quegli artisti liguri che meglio rappresentano la scena creativa della regione. Attualmente, l’artista savonese sta esponendo alcune opere del ciclo “Des Femmes” al MART di Trento e Rovereto, all’interno della mostra dedicata all’importante collezione VAF Stiftung di Volker Feierabend: il mecenate tedesco è stato tra i primi a sostenere il lavoro di Delfino.

Reduce da una personale presso i Chiostri di Santa Caterina di Finalborgo, voluta come mostra dell’anno dal patron del “Festival degli Inquieti” Elio Ferraris, ora i “Tarots” sono presenti con l’opera dedicata a “La Papesse” presso il Padiglione Regionale Ligure del Padiglione Italia della Biennale di Venezia. A cogliere l’interesse degli operatori è la capacità di Delfino di utilizzare una fotografia che sa innovare la tradizione per affrontare uno dei temi, quello dei tarocchi, tra i più complessi e ricchi di storia, ai quali moltissimi artisti in passato hanno dedicato mazzi da loro disegnati (celebre è quello del Mantegna) eppure ancora molto attuale, come dimostra l’invito ricevuto da Delfino ad una mostra dedicata ai Cabinet de curiosités che si terrà a Bruxelles il prossimo dicembre.

Da sempre le serie di Delfino indagano alcuni temi basilari come il rapporto tra la bellezza e la verità, il femminino sacro, la natura del tempo. La fotografia di Delfino produce un effetto di fascinazione non violenta, di seduzione giocosa, di seria ilarità dando all’immagine la possibilità d’essere letta su più piani, stratificandone così il senso e annunciando una fotografia capace di unire glamour e suspense. Come se la bellezza fosse soltanto la maschera di una verità più profonda.

“Questo nuovo lavoro di Delfino – commenta il critico Nicola Davide Angerame – è ricco di originalità operativa e contenutistica, e nondimeno dialoga con artisti del calibro di Erwin Olaf o Helmut Newton, passando per David LaChapelle. Se del primo Delfino ammira le atmosfere vintage ed eleganti, evocative e misteriose, del secondo apprezza l’uso di modelle dotate di una bellezza post-femminista, più consapevole e dai tratti aggressivi, decisionisti, quasi manageriali, perfino sadici a volte. Dell’ultimo assume, invece, una predisposizione al gioco, all’ammiccamento verso il fruitore e un gusto barocco che resta in equilibrio sul rigore compositivo. La fotografia qui crea uno spazio in cui i sensi e i simboli possono aleggiare con drammatica leggerezza, senza perdere la profondità di una sensazione originaria: quel serafico afflato che possiedono le carte del destino”.

Grazie a questa loro ricchezza interpretativa mista a grande bellezza, i Tarots di Delfino, dopo il Padiglione Liguria, voleranno a New York (presso la Kips Gallery), per una seconda personale oltreoceano dopo essere già stati ospitati nelle fiere di Chicago e New York. Lo scorso febbraio la fiera di Hong Kong ha chiuso un primo tour della serie che ha visto un succedersi di personali a Milano (MC2 Gallery), Torino (Galleria Allegretti), Roma (Galleria Franz Paludetto) e Norimberga (Livio Nardi Galerie). “Dei Tarocchi – commenta Alessio Delfino – m’interessa la parte legata alla conoscenza e ad alcune eterne domande come: chi siamo, dove andiamo, perché esistiamo. Essi offrono un tipo di conoscenza che è l’oggetto del mio studio e trovo interessante il legame con la Cabala attraverso i segni dell’alfabeto ebraico”.

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