Cronaca

Delitto Genta, Giancarlo D’Angelo assolto perché il fatto non sussiste

Delitto Genta, processo a Giancarlo D'Angelo

Savona. Assolto “perché il fatto non sussiste”. La formula liberatoria è stata pronunciata nel primo pomeriggio per Giancarlo D’Angelo, imputato unico del processo per la morte di Alberto Genta, il faccendiere di Altare scomparso tra il 7 e l’8 maggio del 2003 e il cui cadavere non è mai stato trovato. Si chiude quindi con l’assoluzione il procedimento davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Savona.

Dopo cinque ore di camera di consiglio, il presidente della corte ha letto la sentenza, basata sulla mancanza oggettiva di elementi del reato contestato. Da oggi ricorrono 90 giorni per il deposito della sentenza. D’Angelo è apparso commosso. Nel corso dell’ultima udienza il pubblico ministero Vincenzo Scolastico aveva chiesto per l’imprenditore cairese una condanna a 21 anni e due mesi di reclusione.

Il legale di parte civile, rifacendosi a quanto detto dall’accusa, nell’elenco delle ‘prove’ a carico dell’imputato aveva menzionato il memoriale di Ivonne Ferrando per dimostrare il fatto che D’Angelo fosse a conoscenza della morte di Genta, una questione di assegni ed il movente del denaro. Soddisfatti i difensori di D’Angelo, Carlo Risso e Attilio Bonifacino, che avevano chiesto l’assoluzione del loro assistito. “Sono molto contento, oltre che dal punto di vista professionale anche per quello umano. D’Angelo prima di essere il mio assistito è anche un amico e sono sempre stato convinto della sua innocenza” ha commentato Attilio Bonifacino. Al termine della lettura della sentenza l’imputato, che è detenuto per un altro reato, è dovuto tornare in carcere dove deve scontare circa altri tre anni. Secondo i suoi legali però, ora che è stato assolto, ci sarebbero i requisiti per chiedere l’affidamento in prova: D’Angelo potrebbe così avere la possibilità di lasciare la cella dove è attualmente rinchiuso.

La scomparsa dello “Spagnolo” (così era soprannominato Genta, 64 anni) resta quindi un mistero ancora da risolvere. Un delitto senza cadavere visto che anche i recenti esami del Dna hanno smentito che il corpo che venne ritrovato nel luglio 2003 su un capannone di un cantiere navale nel porto di Alassio fosse quello del faccendiere altarese.

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