Lettera al direttore

Lettera aperta alla Curia savonese di Francesco Zanardi

Credo sia in corso un tentativo da parte della Curia savonese di confondere le idee oltre che screditare la mia immagine. Si fa credere che il caso don Giraudo ruoti solo intorno alla mia denuncia, a episodi di 30 anni fa ma non è cosi. Le violenze sul sottoscritto risalgono agli anni 80, mentre le vittime della comunità di Giraudo, quelle note, risalgono fino al 2003 e tutt’ora non sono affatto prescritte.

Quello che è più grave è che malgrado io mi sia deciso a denunciare i fatti alle autorità ecclesiastiche, insieme a don Rebagliati, nel 2002 e poi alle autorità civili nel 2007, malgrado che i vertici della Curia sapessero e bene chi era Giraudo già dagli anni 80, nulla anno fatto per far cessare i crimini (nel mio caso prescritti) che Giraudo commetteva. Ora nessuno ricorda, nessuno si era accorto, tutti restano increduli, le vittime restano abbandonate a loro stesse. Grazie alle mie denunce ho fatto allontanare dai bambini e indagare due pedofili di cui uno reo confesso, anche se a sentire la Curia le prove da me presentate ai Vescovi erano insufficienti al punto tale di non avviare neppure un’indagine contro don Giraudo. Indagine che Monsignor Lupi ha evitato di fare per ben 3 anni, fino allo scandalo. Se il clero savonese avesse collaborato con la magistratura fornendo le testimonianze in suo possesso anziché fare muro di gomma, probabilmente Giraudo sarebbe già stato assicurato alla giustizia e non a piede libero.

Grazie alle mie ripetute segnalazioni finalmente apprendo che è stato avviato un processo di riduzione allo stato laicale per don Barbacini e don Cotta. Ma come mai dopo tanti anni dalle condanne di questi due ecclesiastici sono tuttora preti? Don Barbacini è stato condannato nel 2004 e don Cotta nel 2007 e per le autorità ecclesiastiche non c’è nemmeno bisogno delle condanne della giustizia civile per concludere un procedimento di dimissioni dallo stato clericale, come avvenuto con don Giraudo. Sono cose che la Curia però dovrebbe fare in automatico, per coscienza, correttezza e tutela di chi la frequenta, soprattutto i minori, non perché costretta e deve correre ai ripari.

Sono al corrente che finalmente la scorsa settimana, dopo mie diverse segnalazioni, è sentita in Curia, per mano di don Lupino, un’altra vittima dei tempi del Seminario, quelli di Alessandro Nicolick. Mi auguro che vengano presi i provvedimenti adeguati e necessari per mettere preventivamente la situazione in sicurezza. Noto comunque che nella presa di posizione della Diocesi pare si ricerchi solo la tutela dell’istituzione, purtroppo non noto nel comunicato nessun accenno a quali siano i provvedimenti di soccorso che la Diocesi prenderà nei confronti delle vittime accertate, ricordo di avere segnalato alla Curia che alcune giovani vittime di Giraudo sono ancora molto turbate e necessitano di cure mediche e psicologiche che non possono permettersi. Alcune hanno 26 anni e molto probabilmente a causa dei termini di prescrizione oramai agli sgoccioli non potranno neppure reclamare un risarcimento, anche a causa dell’ostinarsi a non segnalare. Se la Curia fosse intervenuta prima si sarebbe certamente fatta giustizia ed evitate ulteriori violenze, rammento che ben tre Vescovi non hanno affrontato il problema!

Non mi risulta che in questi anni la Curia savonese abbia mai fatto segnalazioni alle autorità civili. In curia si aspetta lo scandalo per agire. E’ questo l’unico interesse delle autorità ecclesiastiche, non la tutela dei minori che entrano a contatto coi preti pedofili. Resto a disposizione per un incontro con Monsignor Lupi nella speranza di chiarire quanto prima e senza intermediari che potrebbero involontariamente riportare le cose in modo poco corretto e comprensibile, e anche per poter interrompere questa mia protesta allo scopo di dialogo che da quattro giorni sto portando avanti.

Ma ascoltare non basta. Occorre riparare al male che le vittime hanno subito, perché i segni delle violenze rimarranno per tutta vita. E occorre una gigantesca opera di verità da parte della diocesi. Alle vittime, anche dei crimini prescritti, e a chi è conoscenza dei fatti l’invito a collaborare coi magistrati, per evitare di avere altre vittime e perché sia fatta giustizia.

Francesco Zanardi

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