Economia

Sondaggio Confesercenti: la crisi fa vedere “nero” agli addetti ai lavori

Franco Zino

Savona. La Confesercenti provinciale ha svolto un sondaggio (che ha sicuramente un semplice valore informativo e non certo valore scientifico) coinvolgendo 200 intervistati, in via telefonica con propri associati o di persona con chi (operatore commerciale o turistico) si è affacciato agli uffici di via Paleocapa in quest’ultimo periodo per testare quanto sia sentita la crisi nei settori di riferimento.

I risultati del sondaggio mostrano gli interpellati piuttosto pessimisti sul futuro: nonostante da alcune parti si dica che la ripresa sia iniziata, per l’89,5% degli intervistati il peggio non è assolutamente passato, il 73,6% si dice molto preoccupato per il mercato del lavoro, l’84,2% per la situazione economica italiana con una percentuale che aumenta se si riduce la lente di ingrandimento a livello regionale (in questa prospettiva è l’85,3% a dirsi molto preoccupato) e provinciale (l’86,4% non dorme certo notti tranquille). Inoltre sono in molti a pensare che la crisi economica abbia penalizzato molto di più le piccole imprese rispetto a quelle di grandi dimensioni (73,7%), mentre il 42,1% teme per il proprio posto di lavoro.

E nemmeno le prospettive future sono rosee: per il prossimo anno solo il 36,8% vuole pensare positivo e ad una lieve ripresa, mentre il 26,3% ritiene che la situazione rimarrà invariata e quasi il 16% che si registrerà un peggioramento.
Secondo gli interpellati, a dare il maggior contributo per il superamento della crisi sono state le associazioni delle pmi (68,4%).

“I sondaggi rispecchiano uno stato d’animo – commenta il presidente Franco Zino – e  una sensazione del momento. Di certo in alcune risposte dei nostri intervistati è intervenuta la percezione di malessere e di incertezza che aleggia in maniera trasversale in tutti i cittadini italiani: più della metà non pensano che le istituzioni, dove dentro ci siamo un pò tutti, siano capaci di risolvere la crisi in tempi brevi. I titolari delle imprese di oggi sono gli operai di ieri con l’aggravante del rischio proprio, arrivando  a doversi ipotecare o vendere  la casa per potersi mantenere il lavoro. Pressati da  una fiscalità assurda nel metodo, nei modi e nelle richieste e da una manovra finanziaria, forse necessaria, ma che ancora una volta  penalizza il piccolo a favore dei grandi, che continuano ad essere intoccabili, le imprese oggi sono al collasso. Ma la domanda è ‘Quanto può durare questa situazione?’. Io non penso che il mondo della piccola impresa potrà sopportare tutto questo  ancora per molto, ma sicuramente prima di morire farà sentire la sua protesta in maniera talmente forte che qualche poltrona sicuramente salterà”

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