Cronaca

Tomaso, il padre di ritorno dall’India: “Siamo preoccupati per i tempi del processo”

Tomaso Bruno - in carcere in India

Albenga. Quando Euro Bruno e la moglie Marina hanno lasciato l’India, il termometro segnava 47 gradi. Le valigie in mano e nella testa un’unica immagine: quella delle pale elettriche attaccate al soffitto del carcere di Varanasi, unico mezzo – cigolante e malfunzionante – per trovare un po’ di refrigerio.

Lì, in quell’ambiente tutt’altro che salubre, è rinchiuso da circa quattro mesi il loro figlio Tomaso. Nelle ultime settimane lo hanno visto tre volte: in aula il 21 maggio, nel corso della prima udienza che lo vede imputato per omicidio insieme alla sua amica Elisabetta Boncompagni, e due volte nel caldo soffocante della prigione indiana. Il resto del tempo lo hanno trascorso insieme agli avvocati di Nuova Delhi: dapprima nel loro studio, poi in ambasciata, dove Euro Bruno e la moglie si sono fatti illustrare la strategia difensiva.

I legali indiani non hanno dubbi: hanno elementi più che sufficienti per smontare le accuse avanzate dagli inquirenti, che parlano di omicidio come causa della morte del compagno di viaggio di Tomaso, Francesco Montis. Accuse che, a quanto pare, sarebbero supportate da prove inesistenti: perfino i testimoni chiamati dagli inquirenti affermerebbero cose che vanno a vantaggio della difesa. Un esempio su tutti: il proprietario e i camerieri dell’albergo dove erano ospiti i tre ragazzi per una vacanza, affermano che Francesco, il giorno prima della morte, non stesse palesemente bene, il che andrebbe ad avvalorare la tesi di una tragedia per cause naturali (anche i genitori della vittima parlano di gravi problemi respiratori del ragazzo). Un malessere che, invece, il comandante della polizia indiana giustificherebbe sostenendo che Francesco fosse depresso per via di quell’ipotetico triangolo amoroso che non sarebbe più riuscito a “sostenere”.

“Si tratta di ipotesi che non sono sostenute da alcuna prova – dice il papà di Tomaso -. Non c’è un attegiamento ‘strano’ fra i tre, nè una litigata. Si parla di ‘triangolo amoroso’ solo perchè i ragazzi condividevano la stessa stanza. Noi non siamo preoccupati circa l’esito del processo: i nostri avvocati ci hanno rassicurato da questo punto di vista. Ad impensierirci, semmai, sono i tempi della giustizia indiana. Bisognerebbe fissare un calendario delle udienze, perchè si rischia che slittino di continuo. In India, il mese di giugno è un po’ come il nostro agosto, dove tutti vanno in ferie. Ecco, temiamo che la permanenza di Tomaso in carcere si faccia troppo lunga. D’altronde lo è già. E in India fa già un caldo pazzesco. Il fatto che la prossima udienza sia già stata fissata in tempi brevi, ossia il 7 giugno, è positivo, ma non è detto che quella successiva sarà altrettanto ‘imminente’. Da quanto ci hanno detto i nostri legali, se si trattasse di un processo in tempi limitati si parlerebbe di altri 4 mesi circa di udienze. Altrimenti, anche di un anno e mezzo. E’ questo che ci preoccupa. Per il resto, Tomaso ed Elisabetta non hanno fatto nulla e non ci sono prove che dicano il contrario”.

Euro Bruno è quotidianamente in contatto anche con i genitori di Elisabetta che hanno problemi di salute e non possono viaggiare. “Ci sentiamo tutti i giorni, li informo su ciò che accade laggiù e sulle condizioni di salute dei ragazzi. Ci facciamo forza a vicenda”. I genitori di Tomaso fanno infatti ormai da spola tra l’Italia e l’India. E, quest’ultima volta, con una brutta sorpresa: al loro ritorno, infatti, si sono anche trovati la casa albenganese svaligiata dai ladri. Ma, in questo caso, bisogna fare affidamento sulla giustizia italiana.

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