Crisi economica, Atzori: "E' finito il tempo delle chiacchiere, servono fatti" - IVG.it
Economia

Crisi economica, Atzori: “E’ finito il tempo delle chiacchiere, servono fatti”

Savona. A margine della presentazione di “Fabbriche Aperte 2010”, il presidente dell’Unione Industriali di Savona Fabio Atzori è andato giù duro sulla situazione attuale dell’economia savonese bloccata da opere e progetti di investimento e sviluppo “ancora pendenti” e che non vedono rispettare i tempi di realizzazione previsti e richiesti dalle forze economiche e produttive del territorio. “Il tempo delle chiacchiere, delle promesse, e dei ricorsi è finito. Per noi è il momento di conoscere le scelte che andranno fatte” ha dichiarato Atzori.

Atzori ha inoltre commentato la nuova Giunta regionale di Claudio Burlando sottolineando l’importanza di snellire le procedure burocratiche come promesso dal governatore ligure nel suo discorso di insediamento: “Il mondo industriale non può, oltre le crisi economiche di mercato, fronteggiare anche la legnosità e la lentezza degli apparati burocratici e della pubblica amministrazione. Ci sono pratiche che restano ferme mesi e mesi negli uffici e gli imprenditori sono ormai stanchi di questa situazione”.

Il presidente dell’Unione Industriali savonese ha parlato anche di energia ed è tornato sul tema del nucleare in Italia, anche alla luce della commessa ricevuta dalla Slovacchia per la Damont. “Quella dello sviluppo del nucleare i Italia è un’altra di quelle cose dette ma non fatte. Non si sono visti progetti, non si sono visti piani di investimento nè elementi tangibili che possano far pensare ad uno sviluppo energetico in questa direzione. Rispetto alla slovacchia, un piccolo Paese, sembra che l’Italia sia rimasta a trent’anni fa. E’ il caso di ricordare che la ricchezza di fine anni ’60 non c’è più, e quindi bisogna creare le giuste condizioni per la produzione di benessere, cosa che invece non si verifica”.

Infine Atzori non ha rinunciato ad un commento sulla vertenza per Ferrania, anche perchè è venuto il momento di chiarire quali siano, e di chi, le responsabilità per il mancato rilancio e le mancate garanzie occupazionali: “Ritengo che, visto il contesto di Ferrania, è necessario accertare le responsabilità e da qui ripartire guardando al futuro e a nuove possibilità industriali. E’ chiaro tuttavia che il prolungarsi della crisi di Ferrania è da un lato la risultante della solita politica del non fare e dall’altro l’incapacità del vecchio management di guardare alle mutate condizioni del mercato tradizionale in cui operava l’azienda cairese”.

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