Savona, una mobilitazione per dire basta all’allevamento di visoni

Savona. Striscioni, slogan urlati in coro, volantini. Si sono fatti sentire in tutti i modi i manifestanti presenti oggi a Savona per la mobilitazione contro le pellicce.

In particolare, oggetto della contestazione è stato l’allevamento Pisacane. Un nutrito gruppo di persone si è presentato intorno alle 12 in località Santuario, dove è situato l’allevamento di visoni. Nonostante la pioggia e la temperatura tutt’altro che primaverile, sono giunti manifestanti non solo da Savona e provincia ma anche da Genova, Imperia, dal Piemonte, dalla Lombardia e dalla Toscana. Il tutto è avvenuto sotto il costante controllo delle forze dell’ordine, mai intervenute dato che i presenti si sono fatti sentire senza mai lasciarsi andare a gesti fuori luogo, solamente facendosi valere con le proprie argomentazioni.

“Una vita in gabbia in attesa della morte”, “Pellicce = morte”, “Allevamento Pisacane lager per visoni”, “Animali vittime di una moda assassina”, “Pisacane lucra sulla tortura” erano solo alcune delle scritte riportate su cartelli ben visibili, mostrati lungo la strada percorsa dagli automobilisti tra Savona e Santuario. I manifestanti si sono fatti sentire con tamburi e megafoni, lanciando anche fumogeni rossi, come il sangue delle migliaia di animali ammazzati negli anni.

Il presidio si è poi spostato in centro, in piazza Sisto IV, dove i partecipanti hanno distribuito volantini per rendere nota ai savonesi questa triste realtà presente nella loro città. La giornata si è chiusa con un aperitivo vegan.

“Negli scorsi giorni – spiegano gli organizzatori del presidio – il Comune e l’Asl hanno fatto pressione sulla famiglia Pisacane ordinando, entro 60 giorni, la riqualificazione dell’area nella quale si trova l’allevamento, questo a causa di rilevazioni che hanno notificato lo stato di degrado ed abbandono dei locali, la mancanza di igiene nonché la preoccupante presenza di notevoli quantitativi di amianto. Nessun cenno sulle condizioni di detenzione e privazione di libertà degli animali, seviziati per tutto il corso della vita e infine uccisi: questo ovviamente non ci stupisce, soprattutto da parte di chi da trent’anni autorizza e sostiene questa ignobile attività”.

“Quello che Asl e Comune chiedono è la bonifica della struttura perchè rientri nei parametri legali, pena la chiusura o l’obbligo a trasferire l’attività altrove. E’ la legge stessa, infatti – sottolineano – , che autorizza la presenza e l’attività di strutture come questa, è essa che la difende e la rende possibile. Dei cavilli burocratici e delle norme di igiene a noi poco importa considerando che nel momento in cui l’allevamento Pisacane rientrerà nei termini imposti dalla legge, potrà tranquillamente continuare a imprigionare in gabbia, costringere in angusti spazi, torturare ed uccidere migliaia di visoni ogni anno”.

“Quello che succede all’interno di strutture come queste – proseguono – è volutamente tenuto nascosto dagli allevatori stessi, poiché dietro al prestigio della pelliccia si nasconde una realtà di quotidiano sfruttamento, di dolore e sopraffazione. La realtà interna all’allevamento Pisacane non è un’anomalia, ma la matrice prima di un sistema basato sulla mercificazione della vita, sulla ricerca e sulla priorità del profitto, l’inevitabile espressione di un economia di mercato basata sulla depredazione, sulla devastazione, sullo sfruttamento e sulla schiavitù degli esseri viventi e sull’alienazione degli esseri umani. Gli allevamenti di animali da pelliccia non sono che una parte dell’ingranaggio dello sfruttamento, campi di concentramento per animali da cui viene ricavata la materia prima necessaria per fabbricare pellicce e guarnire giubbotti e giacche di inserti in pelo animale”.

“A Savona c’è un lager – spiegano i portavoce dei manifestanti -, in cui i visoni sono stipati in gabbie minuscole ed anguste, animali in natura selvaggi e ancora in grado di rinselvatichirsi se rilasciati o liberati, la cui vita è tristemente predestinata da individui privi di scrupolo che ricavano denaro dalla loro agonia. La quotidianità di questi animali è fatta di dolore e sofferenza, abusi e privazioni. Una misera vita rinchiusi, che finisce lentamente dentro a delle camere a gas, proprio come nei lager nazisti. Gli animali vengono trasformati in merce e considerati come tale, come meri produttori di ‘materiale per l’alta moda’. Inoltre l’impatto sugli ecosistemi degli allevamenti di animali da pelliccia è tutt’altro che irrilevante, dato il largo uso di sostanze e prodotti chimici e tossici utilizzati per l’allevamento, la produzione e la concia delle pelli, poi riversati, insieme alle feci degli animali, nei terreni circostanti o in corsi d’acqua. Uno scempio che spesso passa inosservato ai più sia per la riservatezza con la quale gli allevatori gestiscono la loro attività, sia perchè di fatto l’esistenza stessa di questi luoghi è implicitamente giustificata da un millenario sistema culturale basato sullo sfruttamento e sul dominio di tutti gli esseri viventi, che trova nel modello economico capitalista la sua espressione palese”.

“Il deserto emotivo tipico dell’era contemporanea ha permesso che questa attività mortifera, inserita in un contesto provinciale come quello del Savonese, abbia potuto continuare ad esistere per trent’anni quasi indisturbata. Non tutti hanno, però, ignorato l’esistenza di questo luogo di morte e tortura: numerose sono state le liberazioni di visoni nel corso degli anni e, di conseguenza, i danni economici subiti dalla famiglia Pisacane. Ognuno di noi deve riappropriarsi della propria individualità e mettersi in gioco, agire per fare in modo che né oggi né mai sia tollerata l’esistenza di luoghi come questo allevamento, luoghi dove tortura e sofferenza sono giustificati dalla inaccettabile logica del profitto. Dobbiamo spezzare le catene del ruolo impostoci dalla cultura dominante e dal sistema di produzione e consumo – concludono -. Per un mondo senza gabbie e catene, né per noi né per gli altri animali”.

Clicca qui per vedere alcune immagini della giornata.

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