Cronaca

Preoccupazione e speranza per la sorte di Tomaso Bruno

Tomaso Bruno - in carcere in India

Albenga. Il 19 aprile è una data attesa con ansia da parenti e amici di Tomaso Bruno, il 27enne albenganese rinchiuso nel carcere indiano di Varanasi da più di due mesi con l’accusa di aver strangolato, con la complicità dell’amica Elisabetta Boncompagni, il proprio compagno di viaggio, Francesco Montis.

Le forze dell’ordine asiatiche stanno raccogliendo gli ultimi elementi utili all’indagine sul decesso del trentenne, avvenuto all’alba di giovedì 4 maggio in un albergo di Chetgani. La speranza dei familiari di Tomaso è che l’imputazione decada in tempi rapidi. La legge indiana prevede infatti la pena di morte per il reato di omicidio. I magistrati dovranno decidere entro l’inizio di maggio se procedere contro i due indagati per il delitto oppure se accogliere la tesi difensiva di una tragedia accidentale, causata da un’insufficienza respiratoria.

Gli investigatori sostengono che gli arrestati abbiano strangolato Montis per una diatriba sentimentale. Bruno e Boncompagni hanno invece detto di avere trovato la vittima priva di sensi nel letto dell’hotel. “C’è la possibilità che il capo di accusa venga formalizzato in questi giorni dagli inquirenti, ma per ora non c’è ancora nulla di ufficiale” ha commentato Luigi Euro Bruno, padre di Tomaso.

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