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“Mio figlio è morto per cause naturali”: parla la mamma di Francesco Montis

Oristano. “Non abbiamo mai creduto all’omicidio, per noi nostro figlio é morto per cause naturali”. Sono queste le parole di Anna Rita Concas, la mamma di Francesco Montis, il ragazzo morto in India il 4 febbraio scorso, e della sorella del giovane, Stefania. Parole che quindi respingono la tesi degli inquirenti indiani che hanno classificato la morte di Montis come omicidio, reato per il quale hanno arrestato i suoi due compagni di viaggio, Tomaso Bruno (nella foto), 27 anni di Albenga, ed Elisabetta Boncompagni, di 36, torinese.

I famigliari della vittima hanno scritto la loro verità anche in una lettera inviata alla Polizia indiana e all’ambasciata. “Francesco – racconta ancora la mamma – mancava da Terralba da 12 anni. Aveva seri problemi d salute per un’ernia al disco che gli procurava forti mal di schiena e per una brutta tosse provocata dal vizio del fumo”. I tre giovani vivevano tutti a Londra per motivi di lavoro. E dalla capitale britannica erano partiti alla fine di dicembre per il viaggio in India.

Anna Rita Concas spiega di non avere alcun dubbio sull’innnocenza della fidanzata di Francesco, Elisabetta Boncompagni, trattenuta in carcere a Varanasi dalle autorità indiane insieme all’amico della coppia, Tomaso Bruno. La signora Concas racconta che tutto quello che sa della vicenda lo deve proprio alla ragazza e al suo amico. Sono stati loro a telefonare per dare la notizia della morte di Francesco, sono stati loro a farle sapere che erano stati arrestati con l’accusa di omicidio pochi giorni dopo la morte del giovane.

Dalle autorità indiane la famiglia della vittima non ha avuto comunicazioni ufficiali e per quanto riguarda i rapporti con l’ambasciata, Anna Rita Concas spiega che hanno riguardato più che altro le pratiche per la cremazione del corpo, che è avvenuta in India su incarico di un’agenzia di onoranze funebri di Terralba che ha già restituito le ceneri ai congiunti.

Sul fronte dell’indagine da parte delle autorità indiane, invece, l’ipotesi è che il delitto possa essere stato compiuto per motivi passionali.  Un omicidio, secondo gli investigatori indiani, che potrebbe essere nato da un triangolo amoroso e messo in atto nella stanza di un alberghetto dell’antica città indiana di Benares. Secondo quanto trapelato la Boncompagni ha lasciato la vittima per iniziare una relazione con Bruno. Tra le prove menzionate dalle autorità indiane l”autopsia, che parla chiaramente di morte per asfissia da strangolamento e menziona l’esistenza di sei ferite da oggetto contundente a testa e collo della vittima. I tre si trovavano nella stessa stanza dell’hotel e hanno fatto uso di sostanze stupefacenti.

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