Lettera al direttore

Elezioni, l’analisi di Miceli: “Lega e Idv votate perché sono partiti identitari”

Nino Miceli

Abbiamo vinto le elezioni regionali. Questo era l’obiettivo e lo abbiamo raggiunto, in primo luogo grazie al “partigiano Burlando” e alla sua capacità di presidiare il territorio. Tuttavia, pur nella vittoria, non possiamo dirci completamente soddisfatti. In dieci anni, dal 2000 ad oggi, comparando il dato delle elezioni regionali nella nostra provincia, il Partito Democratico perde circa 16000 voti passando da 52009 a 35864 elettori. Non va meglio al Popolo delle Libertà che passa da 67210 elettori a 44539, lasciandone sul campo della competizione elettorale oltre 22500.

L’unica sostanziale differenza consiste nei tempi: il PdL aveva perso il grosso dei propri voti tra il 2000 e il 2005 “stabilizzando le perdite“ nel successivo quinquennio, il PD registra il calo maggiore tra il 2005 ed oggi. I voti validi, ovvero depurati da astensioni, schede e bianche e schede nulle, diminuiscono di 17709, meno di un terzo della somma dei voti persi dalle due formazioni politiche maggiori. E allora? Chi ne ha beneficiato? Gli analisti potranno divertirsi a scomporre i flussi elettorali ma certamente tra i vincitori, tra coloro che hanno incrementato i propri voti, risulteranno l’IdV e la Lega Nord. Perché?

Azzardo una prima risposta, certamente non esaustiva e probabilmente ancora perfettibile, ma ricavata sul campo ( le campagne elettorali hanno il grande pregio di costringere tutti gli attori ad abbandonare la lettura dei giornali ed i salotti sociologici per tuffarsi nella realtà). In un’epoca caratterizzata dall’affievolimento delle appartenenze ideologiche IdV e Lega Nord si caratterizzano come partiti “identitari”. Se si pensa all’IdV immediatamente emerge l’associazione al tema della legalità e dell’intransigenza. Chi è incazzato con Berlusconi, e non ha ancora smesso di votare, è attratto dall’IdV.

Analogamente l’associazione con la la Lega Nord è il tema della sicurezza, della tutela degli italiani e della loro identità culturale cristiana ( da tempo la Lega non è più il partito del solo Nord o dei soli settentrionali: sbaglio o Rosi Guarnieri, nuovo Sindaco di Albenga, è siciliana ed ha raccolto vasti consensi tra i propri concittadini siculo-ingauni?). Che poi queste associazioni mentali si traducano anche in provvedimenti e fatti concreti è tutto da dimostrare ma nella società dell’informazione e della disinformazione è prevalente l’annuncio sulla realtà. Lascio volentieri ai dirigenti del PdL l’analisi sulle proprie mancanze e mi concentro sul PD.

Per ovvie ragioni di appartenenza ed affetto. Condivido il tentativo di Pierluigi Bersani di costruire l’identità del PD attorno al tema del lavoro, al suo valore sociale. Per ogni persona adulta il lavoro costituisce il centro della propria esistenza, strumento di emancipazione e di libertà dal bisogno. Per i più fortunati di soddisfazione e di crescita sociale.

Se riuscissimo ad uscire ciascuno dalle gabbie un po’ ingessate del dibattito congressuale potremmo compiere un reciproco passo verso le tesi dell’altro e fare del tema del lavoro il tessuto concreto di un partito a vocazione maggioritaria. Che non significa far da sé, senza alleati. Significa tentare di rappresentare quanti più elettori possibile. Recuperare i 16000 che se ne sono andati ed aggiungerne altri. Il lavoro ha varie coniugazioni: autonomo e dipendente, nella piccola e nella grande impresa. Svariati sono i settori dove si esplica: dall’industria al commercio, dal turismo all’agricoltura.

E tutti coloro che lavorano, da almeno due anni, si confrontano con il tema della crisi. Attendono risposte e sostegno, taluni avanzano proposte. La nostra capacità di offrire soluzioni è ancora afona e frammentaria. Insufficiente. L’ascolto può essere di grande aiuto. Durante la campagna elettorale ho visitato una piccola fabbrica metalmeccanica. 12 dipendenti, poco più di un’officina artigiana. Un capo di sinistra e 11 operai di destra. Leghisti. Non razzisti. Impauriti. Dalla concorrenza a basso prezzo della manodopera degli extracomunitari.

Ho provato a spiegare loro che cittadini senza diritti e senza tutele sono più esposti al ricatto ed accettano il lavoro a condizioni di salario sempre più basse. E che quindi la convivenza è convenienza. Mi hanno guardato strano e non so se sono riuscito a convincerli. Però mi hanno detto che ero il primo politico che parlava con loro e che li stava a sentire. C’è tanto lavoro da fare ma se si semina bene i frutti potranno arrivare.

Nino Miceli
Consigliere Regionale Pd

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