Cronaca

Prostituzione e riduzione in schiavitù: l’albanese Dusahj condannato a 13 anni

prostituzione

Savona. Associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù nei confronti di una cittadina kosovara. Erano queste le pesanti accuse sollevate nei confronti di Eduart Dusahj, un albanese di 34 anni, per le quali quest’oggi è stato condannato a 13 anni dalla Corte d’Assise del Tribunale di Savona.

Gli episodi contestati a Dushaj risalgono ai primi anni del 2000 quando l’uomo, insieme ad alcuni connazionali (già condannati a pene variabili tra i 4 e i 9 anni) aveva appunto messo in piedi un’organizzazione per il reclutamento all’Est, l’arrivo clandestino in Italia e lo sfruttamento di ragazze kosovare e ucraine, costrette quindi a prostituirsi con la forza.

In particolare a Dushaj veniva contestato il fatto di aver segregato una cittadina kosovara in una camera d’albergo, dalla quale la giovane poteva uscire solo la notte quando veniva costretta ad attendere i clienti sul marciapiede. La ragazza era quindi trattata come una vera e propria schiava: segregata, controllata 24 ore su 24, privata di qualunque iniziativa e diritto, percossa e minacciata.

Da qui l’accusa di riduzione in schiavitù mossa a Dushaj per la quale l’albanese era anche già stato condannato, nel 2005, a nove anni e mezzo, sentenza poi annullata. Oggi però, a distanza di quasi cinque anni, è arrivata la decisione della Corte d’Assise che ha appunto stabilito di condannare l’uomo a 13 anni di reclusione, una pena più severa rispetto a quanto richiesto dal sostituto procuratore Alberto Landolfi (11 anni).

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