Omicidio-suicidio a Savona: morbosamente spiata prima di essere uccisa - IVG.it
Cronaca

Omicidio-suicidio a Savona: morbosamente spiata prima di essere uccisa

[thumb:13242:l]Savona. La seguiva, la pedinava, la spiava. Ogni singolo movimento, ogni azione, ogni minimo comportamento, abitudinario o meno che fosse finiva per essere appuntato e repertoriato. Roberto Tobia, l’autore dell’omicidio di Miriam Tambaro, morto suicida subito dopo l’azione criminale, teneva un’agenda sulla quale registrava la cronaca degli appostamenti maniacali con cui violava la vita privata dell’ex compagna.

L’agenda è stata trovata dagli inquirenti durante la perquisizione dell’abitazione dell’uomo, sessantunenne, che ha agito accecato dalla gelosia, sotto l’impulso di una passione morbosa per l’avvenente panettiera di quasi trent’anni più giovane. Tobia annotava ogni fatto che riguardasse la giovane: “Oggi l’ho vista parlare con…”, “Alle 11 ha preso un caffè con…”, e via dicendo.

Tutto morbosamente scritto: orari, amicizie, uscite. E con dovizia di particolari. Pregiudicato, sorvegliato in libertà vigilata, Tobia intratteneva con la 33enne un legame sentimentale che, ufficialmente finito per volontà di lei, era sfociato in un rapporto persecutorio. I due continuavano a vedersi in un litigioso tira e molla. La donna a dicembre aveva ritirato la querela per molestie a carico dell’uomo, ma quest’ultimo continuava a inondarla di chiamate e di messaggi, anche quando la stessa mostrava la più radicale resistenza.

Il sessantunenne pretendeva di uscire il sabato sera, quando lei preferiva invece vedere le amiche; le faceva regali di ogni genere, anche costosi; voleva a tutti i costi un sentimento eslcusivo. Il tarlo della gelosia lo perseguitava. Questa sera il ritrovamento dei due cadaveri all’interno di un pick-up Mitsubishi L200 nella zona di Valloria.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo ha esploso tre/quattro colpi di pistola alla nuca, alla spalla e al torace della donna che stava cercando di uscire dall’abitacolo. Quindi ha rivolto l’arma contro se stesso e si è sparato al mento. Il revolver che ha usato, secondo una prima risultanza, sarebbe stato rubato l’anno scorso a Torino. Nell’abitazione del sessantunenne, invece, sono stati trovati tre fucili regolarmente dichiarati.

Resta da capire come facesse l’uomo con i notevoli precedenti penali a possedere ancora regolare porto d’armi e relativi fucili.

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