Politica

Livio Di Tullio, osservazioni sul Pd: “Primarie organizzate in nome dell’ideologia”

Di Tullio

[thumb:2862:l]Albisola Superiore. “Quando eravamo divisi tra DS e Margherita, e altri che stavano fuori da entrambi i partiti, siamo sempre riusciti a fare delle alleanze. Ora, che stiamo tutti nel Pd, non ci riusciamo”. La riflessione è di Livio Di Tullio, assessore all’urbanistica del Comune di Savona, che svolge una serie di considerazioni da tesserato del Partito Democratico (peraltro iscritto a Quiliano, dove risiede, non potendosi associare ad un circolo di Savona, dove pur opera da amministratore).

“La mia opinione è che una logica distorta delle primarie ha complicato tutto e c’è un utilizzo politicamente terribile di un metodo – sottolinea Di Tullio – E’ una clava: quando c’è un dissenso, non si perde più il tempo della politica, quello che consente di limare, di superare le divisioni, di realizzare mediazioni più avanzate. Si può riuscire a costruire un partito completamente nuovo come aspiriamo ad essere con queste logiche? Non c’è il rischio di soffocare tutto subito a partire dai ‘nuovi’ arrivati che sono la vera novità che abbiamo?”.

L’esponente dell’esecutivo savonese prende ad esempio il caso delle primarie che si sono svolte ad Albisola Superiore e che hanno assegnato a Luigi Cameirano la candidatura alla carica di sindaco, non senza polemiche e con l’autosospensione all’ultimo momento di uno degli sfidanti, Massimo Trogu, per dissapori interni. Cosa è successo? Osserva Di Tullio: “Il candidato più votato non ha ottenuto un risultato plebiscitario e un gruppo di aderenti al centrosinistra, particolarmente rappresentativo, ha detto al Pd: ‘Le primarie non hanno consegnato un risultato chiaro, anziché sciogliere dei nodi li hanno complicati, l’investitura del candidato non è stata ampia, non date per scontato il risultato e aprite una fase di confronto nella città’. E il partito risponede: ‘Non si può, ci sono state le primarie’. I risultati delle primarie sono intangibili quando non indicano con chiarezza un orientamento, ovvero quando non assolvono al loro scopo, eppure il metodo diventa principio, ideologia, il modo diventa sostanza”.

“Io mi sono iscritto al Pd immaginando che le primarie fossero la soluzione estrema o, meglio, l’ultimo passaggio di una lunga e faticosa discussione politica, ovvero che se all’interno del Partito, dopo molto discutere e capirsi, restavano questioni politiche o programmatiche non componibili, fosse giusto cedere il diritto di decidere agli elettori o, ancora, che, qualunque decisione importante si prendesse, fosse poi necessario convalidarla con un giudizio degli elettori del Pd” spiega Di Tullio.

“In nome dell’ideologia abbiamo organizzato tante feste dell’Unità, ora organizziamo tante primarie – afferma duramente – Mi sono iscritto al Pd perché pensavo che la sostanza, la proposta, il programma, vincessero su ogni ideologia. Per fortuna abbiamo perso le nostre ideologie. Amaramente devo dire che le abbiamo sostituite con quella delle primarie”.

Ad Albisola la rosa dei candidati alle primarie è stata di cinque nominativi, in una città che conta poco più di diecimila abitanti e dove il Pd ha circa ottanta iscritti (un candidato ogni sedici tesserati). “Non sarebbe stato più saggio, a fronte di evidenti ed insanabili contrasti, di tensioni e di liti, avere la modestia politica di ammettere che se il Pd ha al suo interno cinque candidati che non trovano tra loro una squadra e litigano pesantemente, forse quello buono si può trovare fuori dal partito oppure che nessuno di quelli può andare bene? Ho saputo che la segreteria del circolo ci ha provato. Perché non è stata sostenuta in quella ricerca, soprattutto dai dirigenti provinciali?”.

“Ci sono state le primarie provinciali – prosegue nella disamina Di Tullio – Anche lì diversi candidati. Tuttavia, nessuno dei perdenti ha lasciato il partito. Il candidato vincente, il giorno dopo i risultati, li ha personalmente chiamati tutti e ha chiesto loro di aiutarlo nella definizione del programma; non ha posto né diktat, né condizioni. E’ possibile anche ad Albisola un comportamento analogo?”.

Poi, sempre sul caso albisolese: “Si prenda almeno una semplice iniziativa: il candidato sindaco dica con chiarezza che il programma sarà costruito con tutti, che nessuno è fuori dalla sua squadra di governo, a partire dagli altri candidati, che la lista verrà composta sentendo la città e che è disposto, fin da subito, a dare spazio a chi non è d’accordo con lui”. “Il segretario provinciale insieme al vice segretario provinciale ed a quello del circolo scendano in campo direttamente a garantire per questo – conclude – Sono gli unici oggi che lo possono fare”.

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