Politica

Finale, critiche alla privatizzazione dell’acqua

Acqua

[thumb:6295:l]Finale Ligure. “Per gli amministratori finalesi i temi dell’acquedotto sono intoccabili”. Gloria Bardi, consigliere d’opposizione del gruppo “Un’altra Finale”, muove critiche alla giunta Richeri prendendo spunto dalla legge sulla privatizzazione del ciclo idrico. “Mentre comitati e amministratori si mobilitano dappertutto per esprimere dissesso alla privatizzazione dell’acqua, il Comune di Finale Ligure si distingue per obbedienza al potere – osserva – Le associazioni che hanno a cuore l’ambiente sollecitano i sindaci a modificare e integrare gli statuti comunali, così da riconoscere in modo esplicito l’acqua come bene comune e il servizio idrico come ‘servizio pubblico privo di rilevanza economica’. Il Comune di Finale cosa fa? Da una parte offre rassicurazioni in politichese ai comitati, dall’altra si allinea senza reagire alla normativa”.

La Legge 133, articolo 23 bis, allegata all’ultima Finanziaria ha reso obbligatoria la privatizzazione dell’acqua nei Comuni entro il 2010. La norma rende obbligatorio mettere a gara un pacchetto azionario delle società di gestione dei servizi idrici. “Alcuni mesi fa ho presentato un ordine del giorno in cui chiedevo di fare un passo importante per prendere le distanze da questa normativa iniqua – spiega Gloria Bardi – Volevo fare in modo che l’amministrazione di Finale dichiarasse la propria disponibilità a decidere valutando con priorità l’interesse della comunità cittadina. L’odg è stato respinto”. “La legislazione italiana è difforme dalle iniziative europee, che invece riconoscono nell’acqua un bene primario e un diritto da sottrarre logiche speculative. Speriamo che l’Europa possa salvarci dal nostro autismo civico” conclude.

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