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Tratta ferroviaria Savona-Torino: i pendolari tra disagi e aumenti tariffari

[thumb:10429:l]Savona. Tra i pendolari pronti a muovere battaglia a Trenitalia anche coloro che, non pochi, sono costretti per ragioni di lavoro a percorrere la tratta ferroviaria da Savona a Torino. Si tratta nella maggior parte dei casi di passeggeri che svolgono professioni ad alto contenuto intellettuale, laureati e tecnici specializzati che hanno trovato nell’area piemontese il grado di assorbimento occupazionale assente invece nel Savonese. Da ieri, primo febbraio, il prezzo dell’abbonamento è passato da 82,50 a 90 euro. E gli utenti storcono il naso.

Uno dei passeggeri che quotidianamente sale in carrozza per raggiungere il capoluogo piemontese è lo psicologo cairese Roberto Garabello, che evidenzia: “L’essere sottoposti ad uno stimolo negativo come quello apportato dall’incertezza della durata del viaggio, quando non dell’impossibilità di tornare a casa, può causare una condizione di stress cumulativo che danneggia fortemente la qualità delle condizioni di vita e di lavoro, con disturbi dell’alimentazione, del ciclo sonno-veglia, della capacità di concentrazione, con abbassamento della soglia del dolore e somatizzazione dello stress”.

“Risulterebbero quasi le condizioni per invocare il danno esistenziale, altro che subire l’aumento delle tariffe – osserva Garabello – Non bastano le carrozze sporche, troppo fredde o troppo calde, con sedili rotti e porte che non si aprono. Non bastano gli orologi delle stazioni regolati indietro che ti fanno perdere il treno quando pensi di essere in orario. Non bastano i repentini cambi di binario che ti costringono a fare su e giù per le scale. Non bastano i ritardi e le soppressioni, annunciate assieme ad un ipocrita ‘ci scusiamo per il disagio’. Non bastano i servizi sostitutivi a causa degli ennesimi lavori alla galleria tra Ceva e San Giuseppe di Cairo, che ti costringono a svegliarti ben prima ed arrivare molto dopo a casa, perdendo ore di sonno e di vita. Non basta il servizio informazioni che non sa mai dirti nulla, i reclami da inviare chissà dove e a chissà chi. Ora la nuova notizia è questa: vista la qualità del servizio offerto, le Ferrovie da febbraio aumentano anche il prezzo dell’abbonamento”.

E’ prevista intanto per le ore 17 di oggi, lunedì 2 febbraio, l’assemblea generale dei pendolari liguri presso la stazione Principe di Genova. Gli esponenti dei comitati hanno già sottoscritto con l’assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco un documento che chiede un urgente intervento al governo per ripartire alle regioni i 430 milioni di euro stanziati con il decreto anticrisi, per rivedere radicalmente la “penalizzante politica tariffaria di Trenitalia”, per aumentare le frequenze del servizio ferroviario regionale, per detrarre dalle tasse le spese di trasporto. E’ inoltre prevista una delegazione a Roma giovedì 5 febbraio.

Intanto, la Regione Liguria è riuscita a incassare un importante risultato: l’estensione della carta Tutto Treno ad un unico prezzo indipendentemente dai chilometri percorsi. L’obiettivo dell’assessore regionale Vesco è anche quello di coinvolgere le associazioni dei consumatori, degli utenti e dei pendolari nella definizione del nuovo contratto di servizio. Vesco ha inoltre sottoscritto un impegno a introdurre al più presto un sistema di tariffe integrate che riguardi l’intera regione e i diversi gestori del trasporto.

I pendolari continuano la loro opera di sensibilizzazione verso un altro annoso problema: le pessime condizioni igieniche in cui versano le carrozze dei convogli. Qualche giorno fa i viaggiatori più attivisti si sono armati, in un’iniziativa-provocazione, di spugnette e liquido per ripulire le vetrate. La prossima settimana, protetti da mascherine, oseranno varcare le soglie delle toilettes dell’Intercity 504 per cercare coraggiosamente di dare una ripulita.

Commenti

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  1. Scritto da Maria

    Vorrei segnalare quanto accaduto la sera del 26 gennaio scorso. Solo una volta arrivati alla stazione di Ceva ci veniva detto che non era possibile raggiungere San Giuseppe di Cairo e che pertanto “si doveva tornare indietro”, cioè verso Torino. Ma tutti i presenti (una cinquantina circa) stavamo tornando a casa dopo una giornata lavorativa. Solo dopo aver chiamato anche i Carabinieri dopo circa un paio d’ore sono riusciti a trovare un bus che ci riportasse a casa. Risultato: da Torino a San Giuseppe in 5 ore e mezza!
    E’ evidente che questi lavori nella galleria sono stati pianificati erroneamente in da settembre a marzo (adesso slittati fino ai primi di aprile) penalizzando i principali contribuenti: lavoratori e studenti.

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