Cronaca

Aconcagua: bene prima notte in ospedale, a breve il rientro in Italia

Andes

[thumb:10170:l]Mendoza. “I tre alpinisti italiani sopravvissuti alla tragedia della Aconcagua “potrebbero rientrare in Italia presto, forse il prossimo fine settimana”. Lo ha detto Roberto Furnari, presidente e primario dell’ospedale italiano dove da ieri sono ricoverati Marina Attanasio, Matteo Refrigerato e Mirko Affasio. “I tre hanno trascorso una notte buona e stanno rispondendo bene alle nostre cure mediche – ha sottolineato Furnari ricordando – che i medici dell’ospedale si sono in particolare concentrati sulla ‘microcircolazione’ dei pazienti”.

“Possiamo dire che le condizioni cliniche dei tre sono buone. La nostra idea è che rimangano ancora almeno per 48 ore nella terapia intensiva. Sono fuori pericolo”, ha ribadito Jorge Magistretti, uno dei medici del reparto.

Sulla base della diagnosi fatta da Magistretti, “Matteo presenta politraumatismo alle gambe, traumatismo al torace senza coinvolgimento polmonare, un colpo alla testa senza perdita di conoscenza. Non ha lesioni alle ossa né ferite da congelamento”. Il medico ha aggiunto che “Mirko ha lesioni di congelamento alle dita dei piedi e le mani, cioé lesioni per bruciature da freddo di secondo e terzo grado, e una lesione oculare prodotta sempre dal freddo. Marina presenta, infine, lesioni più leggere, di primo e secondo grado”.

Intanto sono arrivate le prime testimonianze degli scalatori italiani ricoverati: “Ora sto bene. Siamo stati fortunati”, ha detto Marina Attanasio, ricoverata insieme ai suoi due compagni, Mirko Affasio e Matteo Refrigerato nell’ospedale Italiano di Mendoza. “Qualche ora fa ho sentito al telefono mio padre, mio fratello. Sono più tranquilli e lo sono anch’io”, ha raccontato Marina nella stanza della terapia intensiva dell’ospedale.

Ieri sera, poco dopo l’arrivo, hanno ricevuto le telefonate di qualche familiare. A Marina hanno poi fatto visita due amici di Milano che si trovavano a Mendoza per caso. Nell’incidente in vetta all’Aconcagua hanno perso la vita Elena Senin, già mercoledì, e successivamente la guida argentina Federico Campanini, che stava male da ore e che è morto dopo essere stato raggiunto dai soccorritori, che poi sono riusciti a far scendere dalla cima i tre sopravvissuti.

Marina ha ricordato che nelle lunghe ore trascorse sulla montagna, prima dell’arrivo della squadra di salvataggio, non ha “mai smesso di camminare, perché a quelle temperature” era l’unico modo di sopravvivere, rilevando inoltre come, appena arrivati in vetta, la guida argentina si sia sentita molto male. “Ho subito capito che era in estrema difficoltà. Sono cose che capitano. Poi mi hanno detto che ha avuto un’edema polmonare. Noi stavamo bene, ma c’era molta neve e non potevamo conoscere la strada del ritorno”, ha ricordato, spiegando la ragione per la quale sulla via della discesa il gruppo è finito bloccato nel ‘ghiacciaio dei polacchi’.

“I soccorritori argentini sono stati bravissimi, l’organizzazione ha veramente funzionato, sono intervenuti con grande rapidità”, ha concluso, riferendosi alla squadra di salvataggio di circa 50 uomini messa in campo dalla pattuglia di soccorso di Mendoza e dalla forestale del Parco dell’Aconcagua.

Vuoi leggere IVG.it senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.